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Tragico schianto a Siracusa: perde la vita un militare di Floridia di 41 anni

Francesco Garofalo, in sella alla propria moto, si recava a lavoro percorrendo la SS 124. Arriva l'accusa di omicidio stradale, intanto, per il giovane che investì e uccise i diciassettenni netini Gabriele Marescalco e Manuel Petralito

(5 giugno 2019)

Nuovo tragico schianto a Siracusa. A perdere la vita, questa mattina, è stato un militare 41enne, Francesco Garofalo che, in sella alla propria moto, si recava a lavoro percorrendo la SS 124, trafficatissima arteria che costeggia il Cimitero e conduce all’ingresso sud di Siracusa. Secondo una prima ricostruzione, l’uomo, alla guida della propria Ducati, proveniente da Floridia dove risiedeva insieme alla moglie, procedeva in direzione Siracusa quando di poco superato l’ingresso principale del Cimitero avrebbe urtato un furgone rovinando sull’asfalto fino a scivolare oltre il guardrail verso una piccola scarpata a bordo strada. Il violento impatto non avrebbe lasciato scampo al centauro, subito soccorso dall’ambulanza del 118 i cui sanitari non hanno potuto far altro che constatare il decesso. Sul luogo anche la Polizia locale che, oltre ai rilievi del caso che serviranno, insieme al responso del medico legale, a stabilire l’esatta dinamica del sinistro, si è occupato di deviare il numeroso traffico che ad ogni ora percorre, da e per Siracusa, l’importante arteria cittadina.

Una nuova tragedia, come dicevamo, che conferma la pericolosità di quel tratto stradale, recentemente oggetto di lavori in seguito ai quali sono stati spenti i semafori che ne regolano la circolazione all’altezza dell’ingresso principale del cimitero, e che collega lo svincolo autostradale a sud di Siracusa immettendo la circolazione verso il centro della città. Una notizia propagatasi in fretta a Floridia, tra parenti ed amici dello sfortunato militare che avrebbe compiuto gli anni a luglio. Il Pm titolare dell’indagine, Marco Di Mauro, ha avviato un’indagine e disposto l’autopsia, prevista per domani, incaricando il medico legale Francesco Coco.

A questo ennesimo tributo di sangue sulle strade siracusane, preceduto, poco più di un mese fa, dall’incidente in cui perse la vita il giovanissimo studente liceale siracusano Simone Geracitano, morto mentre percorreva il Viale Scala Greca per tornare a casa, si unisce quello accaduto la notte del 19 febbraio scorso nel quale persero la vita due minorenni, i diciassettenni netini Gabriele Marescalco e Manuel Petralito. Principale indiziato per la morte dei due giovanissimi un altro netino, Giuseppe Di Giovanni, che quella tragica notte si trovava alla guida dell’auto che investì i due centauri. Nella giornata di ieri, al termine della complessa attività investigativa coordinata dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Siracusa ed espletata dal personale di polizia giudiziaria del Commissariato di PS di Noto, a Di Giovanni è stato notificato l’avviso di conclusione delle indagini.

L’uomo è accusato di omicidio stradale con l’aggravante di essersi dato alla fuga. Secondo quanto accertato dagli inquirenti, avrebbe violato l’obbligo di adeguamento della velocità alle condizioni di circolazione, di tempo (essendo il fatto avvenuto in ora notturna), di strada ( trattandosi di curva in prossimità di incrocio), il rispetto del limite di velocità urbano di 50 km/h (mentre la velocità calcolata a seguito di perizia è di circa 110 km/h) e l’obbligo di occupare la parte destra della carreggiata, in quanto invadendo quasi del tutto l’opposta corsia di marcia si era scontrato con la parte anteriore destra dell’autovettura con il ciclomotore Piaggio Vespa su cui viaggiavano i due minori, facendoli balzare in aria e provocandone la morte per l’impatto con il suolo. Ad aggravare la posizione di Di Giovanni un altro elemento indiziario acquisito dagli investigatori: la conferma dell’assunzione da parte del trentenne netino di sostanze alcoliche prima di mettersi alla guida.

A completare il quadro di questa giornata funestata dall’ennesima vittima della strada, l’appello lanciato ancora una volta dai familiari di Renzo Formosa, perché sia perseguito il responsabile della morte del figlio sedicenne, deceduto due anni fa in seguito alle gravi ferite riportate, anche in questo caso, in un tragico incidente stradale. Era il 22 febbraio del 2017 quando il giovanissimo Renzo in sella al proprio scooter, mentre rientrava a casa da scuola, fu investito lungo la via Bartolomeo Cannizzo da un’auto che, invadendo la corsia opposta a folle velocità, lo tamponò. Il fortissimo impatto con l’auto prima e poi con l’asfalto poi procurarono al giovane centauro gravissime ferite che ne causarono la morte dopo lunghe ore di agonia. Alla guida dell’auto si trovava Santo Salerno, 22 anni, rinviato a giudizio per omicidio stradale, il cui processo è fissato per settembre.

Intanto, a febbraio scorso, la Procura della Repubblica di Siracusa ha chiesto l’archiviazione delle accuse a carico dei due agenti della Municipale incaricati dei rilievi subito dopo l’incidente le cui decisioni non aver ritirato la patente all’investitore e di non aver fatto i test tossicologici avrebbe favorito il Salerno in quanto figlio di un collega. Una richiesta inaccettabile per la mamma di Renzo, Lucia Formosa che proprio nel febbraio scorso, anniversario della scomparsa di Renzo, aveva inviato una lettera aperta al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, affidando alla missiva una accorato appello affinché venga fatta giustizia. Lo stesso messaggio che sabato 15 giugno tornerà a ad essere veicolato attraverso un corteo pacifico e tinto di azzurro, colore preferito da Renzo, per le strade di Siracusa. Al corteo si uniranno associazioni e semplici cittadini e cittadine che insieme all’Associazione Nazionale Vittime della Strada hanno voluto raccogliere l’appello lanciato da mamma Lucia e papà Giulio, genitori di Renzo Formosa e si muoveranno alle ore 16:30 da Corso Umberto, all’altezza dei villini, fino a Piazza Archimede.

Nadia Germano Bramante

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