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“Un’autostrada inutile”: così L’Espresso stronca la Ragusa – Catania. Ma il giornalista l’ha mai percorsa?

Un dato su tutti: la SS 514 miete, in media, sette vittime ogni anno. Per essere ritenuta un'arteria necessaria a quanti morti dobbiamo arrivare?

(11 luglio 2019)

“Un’autostrada che non è più un’autostrada, che non serve, che costa uno sproposito, che ha un progetto sbagliato e superato, che i privati non riescono a finanziare perché avrebbe poco traffico e pedaggi elevatissimi (18 euro per 66 chilometri)”. Così, senza mezze misure, L’Espresso, nel numero in edicola, definisce e stronca la Ragusa – Catania e il progetto per il suo raddoppio, ricordando come la concessione del tracciato sia affidata a Sarc, la società di Torino partecipata dall’ex europarlamentare Vito Bonsignore, la cui famiglia è coinvolta nel disastro della Carige, dal gruppo Chiarotto-Mantovani, noto per gli scandali del Mose, e dalla Tecnis. Nell’articolo, L’Espresso promette di mostrare ai suoi lettori “i documenti dello scandalo che finirà a carico del contribuente” e, ovviamente, le prese di posizione da parte di chi da tempo si è intestato la battaglia per la SS 514 non sono tardate ad arrivare, a partire dal sindaco di Ragusa, Peppe Cassì, che parla di “giudizi inaccettabili, alla luce di un’inchiesta approfondita ma decisamente parziale. Ben venga – aggiunge – ogni forma d’indagine su quest’opera, rimandata e bistrattata in un percorso ondivago e contaminato da continui interessi elettorali, purché pronta ad esaminare veramente la questione in ogni suo aspetto. Anche noi sindaci stiamo provando ad andare a fondo sulla vicenda seguendo i canali istituzionali: impugneremo il diniego da parte del Governo della nostra richiesta di accesso agli atti”.

Cassì avanza due ipotesi al perché l’autore dell’articolo abbia bollato l’opera come “inutile”: o è un atto di superficialità da parte di chi non ha compreso territorio e sue esigenze, o parte da una prospettiva politicizzata. “Al di là di qualunque giudizio, – prosegue – il raddoppio della Ragusa-Catania è e resta un’opera assolutamente strategica per lo sviluppo non solo economico dell’area, per la sicurezza di migliaia di cittadini che quotidianamente si spostano per lavoro, studio e necessità attraverso l’attuale, unica e inadeguata, via di collegamento tra la provincia di Ragusa, territorio con il pil più alto del Mezzogiorno, e Catania, primo polo economico della Sicilia. Un’area con due aeroporti, diversi scali portuali turistici e industriali, un Ateneo con sedi distaccate, tenuto a freno dall’assenza, incresciosamente prolungata, di un’infrastruttura ordinaria che sarebbe assoluta normalità in qualsiasi altra parte d’Italia. Invece la provincia di Ragusa resta l’unica senza un chilometro d’autostrada, come se l’Italia e l’Europa finissero 70km più a nord. Per andare da qualsiasi parte, i ragusani non hanno altri sbocchi che quella strada. Una situazione che si protrae da decenni e che è semplicemente inaccettabile, perfino ridicola agli occhi di qualunque investitore pronto a puntare su un territorio che resta ancora sconnesso dal resto del Paese. Un dato su tutti: l’attuale, pericolosa, strada statale che unisce Ragusa e Catania miete, in media, sette vittime ogni anno. Omettere certi aspetti rende ogni valutazione priva dell’equilibrio che sarebbe doveroso mantenere, soprattutto da parte di media influenti, quando si parla del futuro di un territorio intero”.

Cassì conclude auspicando che si parli ancora della Ragusa-Catania sulle testate nazionali, passaggio necessario per mettere in luce le sue infinite carenze, ma che prima “si indaghi, si approfondisca” e soprattutto che gli autori dei testi provino “a percorrere la strada attuale, a viverne il disagio, comprenderne il pericolo”.

Valentina Frasca

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