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Spesa alimentare, quasi 3 milioni ai comuni iblei: primo Vittoria con oltre 647 mila euro

Soldi ‘cash’, senza regole né obblighi di gara, nelle mani dei sindaci: e c’è da sperare in un sussulto morale di chi non ha certo dato buona prova nel maneggio dei soldi pubblici

(30 marzo 2020)

L’ultimo provvedimento dell’emergenza, annunciato dal presidente del Consiglio Giuseppe Conte, oltre a destinare 4,3 miliardi, affida in via diretta ai comuni, praticamente cash nelle mani dei sindaci (e c’è da sperare in un sussulto morale di chi non ha certo dato buona prova nel maneggio dei soldi pubblici) 400 milioni di euro vincolati alla spesa alimentare di chi ne ha bisogno. Poiché la distribuzione viaggia sui dati Istat di popolazione, redditi pro capite e tasso di povertà, le cifre sono già prestabilite. Alla Sicilia andranno circa 50 milioni, mentre la somma destinata alla provincia di Ragusa è di poco meno di tre milioni.

Ecco la ripartizione dettagliata, illustrata in una nota alla stampa da Stefania Campo, deputata all’Ars del M5S.

“Al territorio ragusano – afferma – spettano € 2.849.926,05 così ripartiti per ogni Comune: Comune di Acate 119.789,91; Comune di Chiaramonte Gulfi 76.068,07; Comune di Comiso 291.983,22; Comune di Giarratana 24.071, 22; Comune di Ispica 148.662,70; Comune di Modica 462.310,29; Comune di Monterosso Almo 26.008.80; Comune di Pozzallo 167.845,47; Comune di Ragusa 538.631,11; Comune di Santa Croce Camerina 104.377,11; Comune di Scicli 242.825,41; Comune di Vittoria 647.352,74.

Ci sono moltissime persone – prosegue Stefania Campo – che in questo momento non hanno nemmeno la possibilità di fare la spesa. Si tratta di tutti coloro che vivono di espedienti, ma anche dei titolari di piccole attività commerciali che sono rimaste chiuse, come negozi, bar o ristoranti. A queste categorie di persone si devono dare risposte immediate e concrete proprio come queste, perché la priorità è proprio quella che abbiano la possibilità di acquistare i generi alimentari per se stessi e le proprie famiglie. I sindaci, attraverso le proprie reti di servizi sociali e la propria conoscenza del territorio, possono dunque disporre di queste somme per agevolare e limitare questo tipo di situazioni di sofferenza”.

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