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Emergency, Amnesty e PD: a Palermo una tripla intimidazione a firma del gruppo Audaces

La loro colpa? Quella di essere a favore delle ONG che operano nel Mediterraneo. A rivendicare l'atto è stato lo stesso gruppo, che dice: "La logica del #restiamoumani, ma con il portafoglio pieno, ci auguriamo che presto possa finire"

(3 luglio 2019)

Nei confronti di Amnesty International Sicilia, così come di altri soggetti che hanno sede a Palermo, è stata portata avanti e rivendicata dagli autori un’azione diffamatoria: sull’ingresso della vecchia sede dell’associazione è stato affisso, a firma del gruppo “Audaces”, un cartello riportante il nostro logo e la scritta <<Chiuso per associazione mafiosa>>. Nel sottolineare che accusare immotivatamente un soggetto di attività criminali costituisce diffamazione, vogliamo ricordare che Amnesty International, ovunque nel mondo così come in Sicilia e a Palermo, svolge campagne in favore dei diritti. Di tutti, compresi gli autori di questa offensiva iniziativa”.

Questo il commento a caldo dell’avv. Chiara Di Maria, responsabile regionale di Amnesty International, in merito all’intimidazione subita nottetempo a Palermo da parte di esponenti di un gruppo politico. Il messaggio, accompagnato dall’applicazione di un nastro, a sottolineare il sigillo dei luoghi interessati, ha colpito oltre alla vecchia sede di Amnesty Sicilia anche il Circolo Rosaria Priolo del PD e la sede di Emergency, quale atto d’accusa alle Ong, ritenute responsabili di favorire l’immigrazione clandestina. A rivendicarlo, con un proprio comunicato, è stato il gruppo Audaces che spiega il gesto così: “Dopo aver manifestato il nostro dissenso, con questa nostra azione abbiamo deciso di anticipare il destino di chi è complice delle azioni criminali di cui le ONG si sono macchiate, chiudendo simbolicamente le sedi di Emergency, di Amnesty e del PD che hanno difeso e promosso l’attività criminale delle ONG che hanno operato e che operano nel mediterraneo e che, accordandosi con gli stessi scafisti, si rendono complici di un’attività criminale che frutta diversi milioni. Con l’azione di stanotte vogliamo sottolineare la più completa contrarietà alle azioni criminali, e spesso dai toni quasi mafiosi, delle ONG, che costantemente si sostituiscono allo Stato e che vivono di leggi proprie, e di chi si rende complice del loro operato, favorendo e aiutando chi lucra e sfrutta il traffico dei clandestini per il proprio ritorno economico. La logica del #restiamoumani, ma con il portafoglio pieno, ci auguriamo che presto possa finire, e possa essere messa la parola fine ad un traffico e una complicità che arricchisce ONG e organizzazioni criminali”.

Già in mattinata si sono susseguite le attestazioni di solidarietà nei confronti delle associazioni colpite, tra cui quella del gruppo Amnesty Italia 85 di Siracusa, e la dura condanna dell’episodio da parte del sindaco di Palermo Leoluca Orlando. “Siamo scossi, – racconta la responsabile regionale di Amnesty, Chiara Di Maria – ma stiamo affrontando la cosa con lucidità, anche perché non è la prima volta che Amnesty subisce attacchi sia on line che fisici. Qui in Sicilia non era mai accaduto e questo, ritengo sia frutto di un determinato clima politico che favorisce la diffusione dell’odio e dell’incomprensione”.

Perché secondo lei è accaduto adesso?

E’ frutto del fatto che siamo presenti ed evidentemente il nostro messaggio è forte e fa paura, perché noi difendiamo i diritti di tutti, compresi gli autori di questa <<iniziativa>>, quindi non solo dei migranti. Il messaggio che vogliono ribadire è la criminalizzazione delle Ong, etichettandoci come criminali.

Tra l’altro l’accusa più frequente è che voi e le altre organizzazioni, vi occupiate solo di migranti.

Si, certo e questo la dice lunga sul fatto che queste persone non conoscano assolutamente le realtà di parlano, non approfondiscono gli argomenti.

Chiara Di Maria

Adesso cosa succede? Vi sentite minacciati, cambierete le vostre abitudini?

Assolutamente no, non cambierà nulla, continueremo con il nostro lavoro più convinti di prima, anche perché solo essendo presenti possiamo essere il cambiamento che vogliamo. Quello che è successo ci da conferma che il nostro lavoro va nella giusta direzione, tra l’altro abbiamo ricevuto tanti messaggi di solidarietà e questo ci fa molto piacere. All’odio risponderemo con il lavoro quotidiano per difendere i diritti, lo sottolineo, di tutti.

Il clima d’odio ormai è nella quotidianità, ma dobbiamo dire che la migrazione sembra sempre più un nervo scoperto, le risulta?

Si tanto è vero che come Amnesty abbiamo messo appunto un’App attraverso la quale abbiamo monitorato il clima d’odio diffuso tra i social e oltre verso tutte le categorie sensibili, un vero e proprio barometro dell’odio delle categorie vulnerabili come le donne, i bambini, gli omosessuali, i diversamente abili e naturalmente i migranti. Quest’ultimo è certamente un nervo scoperto anche perché, guarda caso, l’episodio accaduto stanotte arriva subito dopo la notizia di ieri della non convalida dell’arresto e quindi della liberazione della capitana Carola Rackete.

Nadia Germana Bramante

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