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Commercializzazione della canapa, è caos: la proposta di legge di A.N.C.I.C.A mira a fare ordine

L'ha redatta il presidente Antonino Chiaramonte con il supporto ed il sostegno di Parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici e consta di 5 articoli finalizzati, in primis, a riposizionare i limiti del principio attivo THC

(6 giugno 2019)

Una Proposta Politica di intervento legislativo per riempire il vuoto normativo che riguarda il settore della commercializzazione della canapa. Mentre molti titolari hanno già abbassato la saracinesca del loro cannabis shop a seguito dell’alt del Ministro Matteo Salvini e della sentenza della Cassazione dello scorso 30 maggio, altri attendono di sapere cosa fare e di capire come muoversi, visto che spesso in quei negozi sono stati investiti i risparmi di una vita.

L’ha redatta Antonino Chiaramonte, presidente nazionale di A.N.C.I.CA. (Associazione Nazionale Coltivatori Italiani di Canapa) che da oltre 10 anni si occupa della produzione e della coltivazione di canapa e che quindi i problemi, le esigenze e i limiti del settore li conosce bene e che denuncia come, in tutta Italia, in questo momento regni la confusione più totale, anche perché in tanti si sarebbero avventurati in attività commerciali che non avevano e, a tutt’oggi non hanno, un basamento legislativo chiaro, inequivocabile e stabile. “Fin dall’entrata in vigore della 242/16, di cui io personalmente ho redatto una parte, – scrive – in tanti hanno voluto fare passare il messaggio che la commercializzazione della light fosse possibile e addirittura lecita, ma non è mai stato esattamente così. La legge 242/16 è sempre stata incompleta, ma è anche vero che in tanti si sono sentiti autorizzati a vendere fiori e cime ma questo non è mai stato ufficialmente normato”.

E vediamo allora in che modo Chiaramonte pensa che i problemi del settore possano essere risolti. La sua proposta di legge consta di 5 articoli: 

Art 1 ) Definire il THC sostanza drogante come da tabella T.U. 309/90 e considerarlo realmente tale a partire da una soglia limite di base rilevabile innalzata al 3 % , ritenendo quanto al di sotto di tale soglia non soggetto ad alcuna sanzione vista la vigente Legge 242/16, a riferimento generale, per tutti gli aspetti agricoli e industriali.

Art 2 ) Porre la soglia limite del THC al 3 % per ritenere idonei alla commercializzazione, al pari delle altre parti della Pianta, gli apici floreali integri e le diverse forme di estrazione industriale di tutti i principi attivi per come richiesto dal mercato, trattando in ogni caso tali prodotti come non droganti e pertanto, entro e non oltre tale limite, non assimilabili alle sostanze contemplate dal T.U. 309/90.

Art 3 ) Demandare la gestione e i relativi sistemi di controllo, sulla parte non drogante del principio attivo THC ai Ministeri della Salute e dell’ Agricoltura per le rispettive competenze in ordine alla tutela, alla garanzia ed alla sicurezza della salute pubblica, del mercato, dell’indotto agrotecnico e industriale, a dei potenziali livelli occupazionali.

Art 4 ) Incentivare e sostenere la coltivazione, la ricerca, lo sviluppo di nuove e specifiche professionalità qualificate, l’innovazione industriale e tutto il settore canapa nel suo complesso e nella sua tipicità italiana.

Art 5 ) Dotare di adeguata e moderna strumentazione di controllo e verifica gli organi
preposti alla prevenzione ed alla verifica delle corrette procedure dei processi produttivi di
filiera, dei relativi protocolli, degli standard e delle certificazioni di qualità.

“In Italia, come dimostrano i fatti di questi giorni, c’è una consistente parte politica che è contro la Canapa per partito preso, – afferma Chiaramonte – e con questa parte bisogna comunque confrontarsi per arrivare ad un serio impianto legislativo frutto di confronto politico vero. La 242/16, che è stata la legge migliore che si potesse avere in quel momento ed in quel contesto politico, se correttamente interpretata avrebbe, con i giusti tempi e modi, dovuto e potuto “aprire” al tema Canapa, farlo conoscere, promuovendo e divulgando le potenzialità della Canapa industriale (furbescamente oggi definita LIGHT) in agricoltura, come interessante alternativa a colture in crisi quali cereali e foraggi. E’ questa la motivazione di base della Canapa in agricoltura. Invece si è maldestramente approfittato del rilancio di una varietà di Canapa a basso contenuto di THC per riscattare ancor più maldestramente e miseramente il “diritto” all’utilizzo ed all’assunzione dei principi attivi che la Canapa
contiene, che invece e per logica, non può avvenire se non attraverso una chiara e definita regolamentazione o legalizzazione della produzione e del consumo di tale principio attivo, che ad oggi è inserito, contemplato e normato solo e soltanto nel Testo Unico sugli stupefacenti DPR 309/90″.

La soluzione, dunque, per Antonino Chiaramonte, sta nel riposizionamento dei limiti del principio attivo THC, al pari dell’alcol e di qualunque psicofarmaco o altra sostanza psico-attiva assumibile, e in “una coraggiosa e vigorosa azione politica a sostegno delle libertà individuali di cura e di vita delle persone”. I cinque articoli della proposta di legge prima elencati sono stati elaborati da Chiaramonte con il supporto ed il sostegno di Parlamentari di quasi tutti gli schieramenti politici, partendo dall’acquisizione scientifica che gli effetti sull’organismo sono oltre una certa soglia definiti droganti ed entro una certa soglia invece definiti non droganti. “Mettere ordine nel settore Canapa, ed in quello di tutti i suoi possibili derivati – conclude il presidente di A.N.C.I.CA. significa dare una svolta a tutta l’economia italiana, viste le molteplici applicazioni dei derivati in tanti e differenti ambiti industriali e commerciali. E questo oggi è una esigenza primaria per il nostro Paese che, non dimentichiamolo, per le sue singolari caratteristiche territoriali era già il più importante produttore di Canapa al mondo. Quindi rivediamo insieme le percentuali in modo da garantire la sicurezza sanitaria, la qualità delle produzioni, la continuità e la stabilità al mercato, e rifacciamo dell’Italia uno dei Paesi protagonisti a livello euro mediterraneo della produzione di Canapa. Ne avremo grandi benefici, in termini di salubrità e cura del territorio, di crescita occupazionale, di sviluppo industriale ecologico ed eco sostenibile, di crescita economica, culturale e di libertà individuali”.

Valentina Frasca

 

 

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