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Tensioni Covid e denuncia vilipendio, Procura chiede autorizzazione. De Luca: processatemi

Il reato previsto dall'articolo 290 codice penale punisce, con la multa da 1000 a 5000 euro, chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l'ordine giudiziario

(4 aprile 2020)

La Procura di Messina ha chiesto l’autorizzazione a procedere al ministro della Giustizia Alfonso Bonafede, a carico del sindaco della città dello stretto, Cateno De Luca, per il reato di vilipendio previsto dall’articolo 290 del codice penale. De Luca era stato iscritto nel registro degli indagati dopo la denuncia del ministro dell’Interno Luciana Lamorgese. Per questo genere di reati, perchè si possa poi esercitare l’azione penale attraverso la richiesta di rinvio a giudizio o di emissione di decreto penale di condanna, è necessaria l’autorizzazione del guardasigilli. Il reato previsto dall’articolo 290 codice penale punisce, con la multa da 1000 a 5000 euro, chiunque pubblicamente vilipende la Repubblica, le Assemblee legislative o una di queste, ovvero il Governo o la Corte costituzionale o l’ordine giudiziario.

Assiduo protagonista dei social, Cateno De Luca, si è reso protagonista di durissime critiche alla gestione del Viminale dell’emergenza del Coronavirus, culminate in una corsa agli imbarcaderi della Caronte e Tourist per impedire lo sbarco da una nave dalla Calabria. Tutto, disse il primo cittadino, per proteggere i suoi dall’epidemia. Nelle sue dichiarazioni De Luca ha accusato duramente il Viminale di non tutelare i siciliani e di aver minimizzato il rischio che l’afflusso di persone nell’isola potesse avere sulla diffusione del virus. Toni e modi che hanno indotto il ministro dell’Interno Luciana Lamorgese a trasmettere alla Procura della città dello Stretto una denuncia a carico di De Luca per vilipendio al Governo. Decisione – hanno fatto sapere dal Viminale – assunta “a seguito delle parole gravemente offensive, e lesive dell’immagine per l’intera istituzione che rappresenta, pronunciate pubblicamente e con toni minacciosi e volgari”.
Immediata la risposta di de Luca che chiede di essere processato: “invito il ministro della Giustizia Bonafede – afferma de Luca –  ad autorizzare la Procura a procedere nei miei confronti. Questo è un processo che desidero affrontare, in considerazione di ciò che definisco – per quello che si è generato in Italia – un crimine di Stato”.

A supporto di tali affermazioni, in tribunale porteremo tutta la documentazione, per dimostrare che ciò con cui dobbiamo fare i conti, non è solo contro il Coronavirus, ma anche le nefaste conseguenze della malaburocrazia e della politica dei principianti allo sbaraglio”. Così afferma il Sindaco di Messina, Cateno De Luca, commentando la richiesta di autorizzazione a procedere nei suoi confronti avanzata dalla Procura nei suoi confronti per il reato di Vilipendio. De Luca ricorda che l’iniziale denuncia del Ministro dell’Interno è scattata a seguito delle sue affermazioni durante l’occupazione del Porto di Messina del 23 Marzo scorso, quando mandò ‘a quel paese’ il Viminale, denunciando un ‘depistaggio di Stato’. Una accusa legata alle contestazione – da parte del ministero – dei dati sul flusso incontrollato sullo Stretto di persone in attesa di imbarcarsi per la Sicilia. Dati comprovati, secondo il sindaco, da immagini e video. De Luca a sostegno della sua tesi sottolinea anche che nel corso dei controlli durante il suo contestato presidio nella zona portuale di Rada San Francesco, le forze dell’ordine denunciarono 10 soggetti per irregolarità delle dichiarazioni.

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