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Esa, ma quale carrozzone

Il Governo ne propone la cancellazione. Il Parlamento boccia. Ma la Regione ci riprova

L’ente di Sviluppo Agricolo nasce negli anni cinquanta, nel pieno della riforma agraria, in un momento in cui si tolgono le terre ai latifondisti per darle ai coltivatori diretti e quindi agli agricoltori. Seguendo una speciale procedura l’Esa acquistò una moltitudine di terreni per poi destinarli ai coltivatori, rendendogli un servizio. Ancora oggi se qualcuno richiedesse mano d’opera l’Ente, in base ad un prezzo decisamente accessibile o in alcuni casi anche gratuitamente, fornisce personale per la coltivazione dei terreni. Ovviamente, questo accadeva prima con una maggiore frequenza considerando che quasi tutti gli agricoltori posseggono, ormai, mezzi per coltivare la propria terra; questa vocazione dell’Esa, comunque, non è andata perduta.
Si è solo trasferita ai comuni. In quelle realtà dove si renda necessario l’intervento sul verde pubblico ecco che arriva l’Esa dietro la stipula di una convenzione quasi a titolo gratuito. L’Esa da lavoro a 260 dipendenti di ruolo e circa 400 stagionali ed è uno degli enti più ricchi in Sicilia.
Da quest’anno l’Ente, invece, sotto la guida del suo nuovo Presidente Nicola Caldarone, per marcare una differenza con le precedenti gestioni, ha stipulato una serie di convenzioni con l’assessorato regionale ai Beni Culturali e all’identità siciliana per la gestione del verde del Parco Archeologico della Valle dei Templi; dell’Area Archeologica di Santa Venera al Pozzo; dell’Area Archeologica di Segesta e dell’Area Archeologica di Monte Jato. Di prossima stipula, poi, è la convenzione con il comune, commissariato per mafia, di Corleone per la gestione della Villa Comunale che vanta oltre un ettaro di terreno. Questo per rivendicare un carattere di socializzazione che punta a prendere le distanze da chi, da tempo, punta il dito contro l’Esa, immaginato e raccontato come un inutile carrozzone. Ma sul fuoco c’è tanto altro. Con il Programma di Sviluppo Rurale per l’anno 2018 l’Esa ha, già, vinto bandi di gara per oltre dieci milioni di euro.
Un’operazione che include anche la collaborazione con diversi comuni che, grazie alla consulenza tecnica con l’Ente agricolo si sono aggiudicati i bandi del Psr.
Di recente una mozione del Gruppo parlamentare dei Cinque Stelle disegna l’ente per lo Sviluppo Agricolo per i servizi che ha svolto e ha reso alla collettività. Un altro dato ragguardevole vede tredici voti su tredici componenti da parte della Commissione Bilancio; una decisione con la quale il Parlamento ha rispedito al mittente (il Governo regionale) la recente proposta di chiudere l’Esa. Lo stesso Presidente dell’Ars, Gianfranco Miccichè è andato in Commissione Bilancio la settimana scorsa a seguire i lavori quando si è discusso di Esa e ha manifestato solidarietà.
Nonostante queste chiare e non ininfluenti prese di posizione il Governo appare intenzionato a presentare una riscrittura in Aula della medesima proposta di cancellazione dell’Ente per lo Sviluppo Agricolo. Non bisogna, tra l’altro, dimenticare che la Finanziaria regionale di quest’anno ha bocciato un proposito del Governo di accorpare l’Istituto Zootecnico e l’Istituto Incremento Ittico. Per cui appare, quanto meno surreale, che solo dieci giorni dopo la bocciatura della proposta di cancellazione dell’Esa il Governo ci riprovi e ripresenti una riscrittura del testo che vorrebbe decretarne la chiusura. Una scelta quanto meno azzardata che sottolinea, almeno a leggere questo scontro, la mancanza di rispetto da parte del Governo regionale nei confronti del Parlamento siciliano. Il Presidente dell’Ars, a questo punto della vicenda, potrebbe intervenire con una pronuncia di inammissibilità della proposta, chiudendo definitivamente la partita. Già dalla prossima settimana in Aula i contorni di questa vicenda si potranno definire meglio.

Certo è che chi ha memoria dovrebbe ricordare quando nel 2007 sotto il Governo Cuffaro la Regione siciliana stipulò un accordo con la Pirelli RE. Accordo grazie al quale furono venduti all’azienda milanese i propri immobili e ricevuto in cambio liquidità e la sottoscrizione di poter affittarli dieci anni più tardi. Questa operazione aprì una stagione giudiziaria che è ancora in corso. La Regione siciliana, essendo proprietaria per lo più, di immobili fatiscenti chiese all’Esa, quindi, di venderle diversi immobili; uno fra tutti quello che ospita la sede della Presidenza a Catania.
Per quella vendita (costata alle casse regionali 70 milioni di euro) all’Ente per lo Sviluppo Agricolo furono erogati solo 1 milione; i restanti 60 rappresentano per l’Ente, ancora oggi, un credito.
Nel 2011 una sentenza del Tribunale ha stabilito che il credito dell’Esa nei confronti della Regione siciliana è esecutivo. Sembrerebbe proprio che più che cancellare un ente rappresentato come inutile il Governo regionale tenti, maldestramente, di mettere una toppa su un debito mai sanato.
C.L.

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