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‘Chiudono scuole e ospedali, ci lasciano solo le basi militari’: torna l’eco di un vecchio slogan

Il comitato ‘No Muos’ ha dovuto rinviare la manifestazione nazionale di Niscemi dell’11 aprile ma lancia un appello alla riflessione pubblica sugli effetti drammatici dell’emergenza sanitaria per la diffusione del coronavirus

(24 marzo 2020)

Come inevitabile, è stata rinviata la manifestazione nazionale dell’11 aprile a Niscemi promossa dal movimento No Muos contro l’installazione del sistema satellitare americano. Ma il comitato promotore non rinuncia a fare qualche riflessione proprio nei giorni in cui i colpi duri dell’emergenza da Covid-19 richiamano il limite delle politiche degli ultimi decenni.

“La situazione che tutti stiamo vivendo ci offre l’occasione per ribadire ancora una volta le nostre posizioni in materia di relazioni tra spese militari e servizi sociali.

Uno degli slogan più utilizzati in questi anni nelle nostre manifestazioni è stato: ‘Ci chiudono le scuole ed anche gli ospedali, ci lasciano soltanto le basi militari. Abbiamo inteso in questo modo denunciare il costante incremento delle spese in armamenti, della produzione e del commercio di armi e il potenziamento senza fine delle strutture militari Nato e americane in Sicilia e in tutto il Paese, cui ha corrisposto una insensata politica di tagli delle più importanti infrastrutture pubbliche e sociali, come la sanità, i trasporti, l’istruzione, il servizio idrico, mentre non si lesinavano fondi per la borghesia imprenditrice che rimpiazzava il pubblico nella gestione, al fine di ricavarne profitto per interessi meramente privati.

A Niscemi abbiamo lottato contro la chiusura dell’ospedale; situazione diffusa in altri territori dove sono state cancellate decine di strutture ospedaliere che assicuravano un servizio a centinaia di migliaia di persone. Contemporaneamente nelle strutture rimaste in funzione il depotenziamento di interi reparti è stato imposto da politiche che hanno messo la salute delle persone in secondo piano rispetto alle logiche di bilancio e all’ideologia neoliberista.

Oggi i risultati nefasti di queste strategie politiche dettate dal sistema capitalista mondiale sono sotto gli occhi di tutti; il nostro sistema sanitario (fragilissimo al Sud) è al collasso davanti al Covid-19.

Serviranno i micidiali aerei senza pilota di Sigonella a combattere il coronavirus? Servirà il MUOS di Niscemi? Serviranno i sottomarini nucleari americani di Augusta? o gli F 35, o le più sofisticate armi per acquistare le quali hanno dissanguato le casse pubbliche, a sconfiggere la pandemia?

Eppure in questi giorni quasi nessuno mette in discussione le politiche di folli spese militari, anzi, tanti affermano che “siamo in guerra”. Una guerra che, evidentemente, si sarebbe potuta combattere con ben altre armi: in primo luogo salvaguardando la salute della popolazione, impedendo le devastazioni ambientali, garantendo lavoro pulito ai milioni di disoccupati, frenando l’emigrazione, combattendo il precariato ed il lavoro nero, ecc.

La vicenda Covid-19 mette in risalto l’inutilità e la pericolosità delle politiche di guerra e di militarizzazione dei territori; l’assurdità di avere individuato come nemici gli immigrati e costruito muri per impedire loro di approdare sulla fortezza Europa, respingendoli nell’inferno libico.

Il virus dimostra di non conoscere frontiere, di non temere missili, bombe, e sistemi sofisticati di controllo militare.

Ciò che stanno subendo le popolazioni in Sicilia, in Europa e nel Mondo intero, non è altro che la conseguenza di scelte negligenti ed egoistiche portate avanti dalle classi dirigenti dei vari Stati, dettate da un capitalismo vorace e distruttore.

La lotta contro il MUOS, oggi più che mai, per noi – conclude il comitato No Muos assume il significato di una lotta internazionalista per il riscatto di tutte le vittime delle ingiustizie sociali”.

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