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Nicole, la bimba uccisa da una catena di assurde negligenze: 15 anni ai medici

La ginecologa Palermo dovrà risarcire anche la clinica Gibiino che si era costituita parte civile nel processo, come l'assessorato regionale alla Salute

(5 marzo 2020)

Sarebbe bastato un parto cesareo, ma per avvertirne la necessità ci sarebbe voluta meno negligenza di quella usata in quel caso. E così una clinica privata, prescelta dalla puerpera per un ‘parto a cinque stelle’ è diventato il contesto nel quale, in presenza di complicazioni, la neonata è stata condannata a morte.

Una clinica ostetrica privata può offrire ai propri clienti qualcosa di diverso, e magari suggestivo, rispetto al servizio sanitario pubblico, ma solo qui esiste la totalità dei presidi di sicurezza.

E infatti la vita, appena cominciata quel 12 febbraio di cinque anni fa, della piccola Nicole, si spense subito durante la corsa in un’ambulanza verso l’ospedale di Ragusa, il più vicino da Catania nel quale in quel momento fosse disponibile un posto in rianimazione.

Accertati i fatti sono fioccate le condanne da parte del tribunale. Cinque anni e nove mesi di reclusione per omicidio colposo, lesioni e falso alla ginecologa Maria Ausilia Palermo; assolti dal reato di omicidio colposo e condannati a tre anni ciascuno, per falso, il neonatologo Antonio Di Pasquale e l’anestesista Giovanni Gibiino; tre anni e due mesi per falso, per l’ostetrica Valentina Spanò.

Questo il dispositivo della sentenza del Tribunale di Catania nel processo per la morte di Nicole Di Pietro, nata nella clinica Gibiino e deceduta alcune ore dopo, il 12 febbraio del 2015. Il giudice ha condannato gli imputati e la casa di cura, come responsabile civile, al pagamento di 100 mila euro ciascuno ai genitori della piccola, e di 30 mila euro ciascuno ai quattro nonni di Nicole. Alla base della sentenza da una parte la grave imperizia dei medici della struttura e dall’altra la falsa rappresentazione di quanto stava accadendo.

La ginecologa Palermo dovrà risarcire anche la clinica Gibiino che si era costituita parte civile nel processo, come l’assessorato regionale alla Salute. Il Tribunale ha ritenuto colpevole di omicidio colposo soltanto lei e assolto per lo stesso reato il neonatologo Antonio Di Pasquale e l’anestesista Giovanni Gibiino. Per i tre medici la procura aveva chiesto la condanna a sei anni e tre mesi di reclusione ciascuno per “aver cagionato il decesso” della neonata per “arresto irreversibile delle funzioni vitali consecutivo a grave sofferenza acuta fetale”. In particolare la ginecologa, secondo l’accusa, “avrebbe eseguito un monitoraggio inadeguato della partoriente nella fase di travaglio” e “non avvedendosi di una sofferenza fetale in atto, ometteva colposamente di intervenire chirurgicamente con un parto cesareo”.

Il tribunale ha assolto Di Pasquale e Gibiino dal reato di omicidio colposo con la formula “perché il fatto non sussiste” e ha ridimensionato l’accusa di falso aggravato limitandola alla dichiarazione di “aver proceduto all’intubazione della neonata entro il quinto minuto di vita”.

All’ostetrica Valentina Spanò è stato contestato di avere, “assieme alla dottoressa Palermo come istigatrice, attestato falsamente nella scheda di travaglio della partoriente, un valore del battito cardiaco del feto incompatibile con le reali condizioni di salute di Nicole”.

La ginecologa inoltre è stata condannata a un mese per lesioni personali colpose nei confronti di Tania Laura Egitto, madre di Nicole, per “la mancata rimozione di una garza durante le fasi di applicazione dei punti di sutura post partum, con conseguente insorgenza di un’infezione protrattasi per 13 giorni fino alla definitiva rimozione del corpo estraneo, avvenuta al pronto soccorso dell’ospedale Cannizzaro di Catania”. I quattro imputati sono stati interdetti dai pubblici uffici per cinque anni.

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