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Michele Dara e l’abbraccio di Papa Francesco: “Un sogno e mille emozioni”

Intervista-testimonianza con l'uomo che ha incontrato il Santo Padre a Piazza Armerina

Ha dovuto sudare le classiche sette camicie per riuscirci, ma alla fine Michele Dara ha coronato il suo sogno: abbracciare Papa Francesco a Piazza Armerina. Michele, 50 anni, di mestiere tassista, ma dedicato quasi esclusivamente all’anziana mamma sofferente, è un fervido credente molto attivo nella sua città natale, San Michele di Ganzaria. Proprio nell’Ennese è noto per aver animato viaggi e pellegrinaggi all’interno della comunità dei credenti. Incontrare e salutare da vicino il Pontefice, quindi, era per lui una missione, esserci riuscito un’emozione da lasciare senza fiato. Il 15 mattina Michele Dara ha realizzato il suo desiderio più grande, gli abbiamo chiesto di raccontarci cosa ha provato.

Quanto ha lavorato per questo incontro e quanto è stato difficile realizzarlo?

“Non è stato facile. Innanzitutto mi sono procurato il pass facendo un’apposita richiesta alla Curia vescovile di Piazza Armerina. Mi è stato concesso perché accompagnavo mia mamma, anziana e non vedente. Una volta arrivato lì mi sono fatto coraggio. Ero nella prima fila dietro la transenna, e grazie anche alla comprensione della sicurezza sono riuscito a realizzare il mio sogno”. 

Può descrivere l’emozione che ha provato nell’abbraccio con Papa Francesco?

“Difficile da trasmettere a parole. Posso dire che, oltre a percepire una sensazione di serenità e benessere fisico, ho rivissuto l’emozione dell’abbraccio di mio padre, venuto a mancare due anni fa. Comunque si tratta di emozioni indescrivibili che contemplano sia gioia che dolore struggente”.

Ci può spiegare meglio perché queste due sensazioni contrastanti? 

“Gioia perché ho realizzato il più grande desiderio della mia vita. In numerosi viaggi organizzati per stare vicino al Santo Padre, come per esempio le giornate delle Gmg (Giornata mondiale della gioventù), mai avevo avuto modo di toccare con le mie mani Sua Santità. Aver ricevuto quell’abbraccio è stato per me come abbracciare Dio. Dolore perché percepisco la sofferenza del Papa per la sua Chiesa, per i suoi fedeli. E’ come se si avvertisse in quella stretta l’amarezza di Papa Francesco per tutti i mali del mondo che colpiscono l’umanità. Comunque, in frazioni di secondi, in quel caloroso abbraccio le sensazioni provate sono state veramente infinite”.

Quali sono state le parole del Papa che l’hanno colpita di più?

“Ho i brividi a ricordarlo. Per me le parole più toccanti sono in una frase che il Santo Padre mi ha rivolto direttamente mentre mi abbracciava. Io ero ancora incredulo e tentavo a fatica di spiegargli quanto avevo desiderato quel momento, Bergoglio mi ha risposto: ‘Nulla è impossibile a Dio; se rientra nella volontà di Dio, tutto è possibile’. Questa frase per me è importante perché è un messaggio di speranza per il futuro. Non bisogna smettere mai di credere. Bisogna, inoltre, avere la consapevolezza che tutto ciò che viene realizzato è espressione di un volere talmente grande che solo Dio può conoscere i piani di vita di ognuno di noi”.

(In collaborazione con Jessica Montemagno)

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