Operazione Zona, in manette tre giovani: rapinavano gay in cerca di intimità e li picchiavano senza pietà

(11/08/2018)

Tre giovanissimi, due di Comiso e uno di Vittoria, sono stati arrestati dalla Polizia nell’ambito dell’operazione  “Zona”, dal nome della zona industriale di Vittoria che è quella nella quale agivano e colpivano ai danni di omosessuali in cerca di intimità. I tre, Cristian Gerratana, vittoriese di 24 anni, Gaetano Velardita, comisano di 23 anni, e Emanuele Marino, nato a Comiso 19 anni fa, fingevano di voler incontrare partner occasionali ed una volta a bordo dell’auto della vittima appena adescata, la attiravano in luoghi appartati dove, insieme ad altri complici, la massacravano per derubarla. Quando le vittime non avevano denaro le obbligavano ad effettuare prelievi al bancomat.

Le misure cautelari sono state disposte dal Giudice per le Indagini Preliminari presso il Tribunale di Ragusa su richiesta della Procura della Repubblica iblea. Tutti gli indagati sono accusati di rapine, estorsioni, lesioni gravi e violenza privata.

A fine giugno la prima rapina, descritta dalla prima vittima e che ha destato subito particolare allarme.

Ecco il racconto della polizia.

La vittima si era recata alla zona industriale per poter incontrare un partner occasionale pertanto parcheggiava l’auto in attesa di conoscere qualcuno. Durante l’attesa si avvicinava uno degli autori fingendo di voler fare amicizia e dopo poco convinceva la vittima a spostarsi da quel luogo per cercare un posto isolato per rimanere a fare due chiacchiere. La vittima si convinceva ed insieme si allontanavano raggiungendo una zona distante poche centinaia di metri ma molto buia. Non appena la vittima parcheggiava l’auto il finto partner lo colpiva ripetutamente trascinandolo fuori dall’auto e minacciando di ammazzarlo di botte se non avesse consegnato tutti gli oggetti di valore ed il denaro. L’autore del reato veniva prontamente raggiunto da due complici ed insieme lo picchiavano procurandogli lesioni gravi. Non paghi di quanto rapinato alla vittima lo costringevano a recarsi ad un vicino bancomat per prelevare altro denaro sotto la minaccia di continuare a picchiarlo. I malviventi durante la brutale rapina continuavano ad insultare la vittima con gravi frasi omofobe: “pezzo di finocchio”, “gente come te mi fa salire il sangue alla testa”, “frocio”. Il reato di rapina veniva consumato a Vittoria, mentre i prelievi coatti di denaro al bancomat, ovvero l’estorsione, veniva consumata ad Acate, luogo di residenza di alcuni soggetti catturati.

Dopo appena tre giorni da questa cruenta rapina, gli indagati ne consumavano un’altra con lo stesso modus operandi e sempre ai danni di soggetti che si erano recati alla zona industriale per incontrare dei partner occasionali. In questo caso la brutalità della condotta criminosa raggiungeva livelli ancora più gravi. Preso il guinzaglio del cane della vittima trovato in macchina, composto dal manico in cuoio e catena, colpivano la vittima ripetutamente ripetendo sempre gli stessi insulti omofobi. In questo caso la vittima riportava lesioni guaribili in 30 giorni. Così, allo stesso modo, venivano consumate altre rapine e violenze ai danni delle vittime, tutte rimaste ferite oltre che derubate di ogni oggetto di valore, dal denaro al telefono cellulare, dal tablet all’orologio. Dopo le prime due rapine, gli investigatori della Squadra Mobile e del Commissariato di Vittoria, mettendo in correlazione le due condotte praticamente identiche, scoprivano che erano stati consumati altri tre fatti reato denunciati ad altra forza di Polizia ma identici nel modus operandi. Immediate indagini permettevano di individuare un gruppo di giovani residenti tra Acate e Vittoria. Da lì a poco gli uomini della Polizia di Stato convocavano tutte le vittime presso gli uffici della Squadra Mobile per poter acquisire altri elementi utili alle indagini.

Grazie alla piena collaborazione delle vittime dei gravissimi fatti reato era possibile ricostruire quanto accaduto in modo dettagliato. Il fil rouge che univa tutti i fatti reato era sicuramente l’aver preso di mira i frequentatori del parcheggio della zona industriale, luogo di incontri conosciuto ai residenti. Il modus operandi identico ha indirizzato gli investigatori nel presupporre si trattasse di un gruppo coeso che conoscesse la zona, pertanto sono stati studiati i soggetti che orbitavano nella stessa zona, individuando un bar poco distante luogo di ritrovo degli indagati. Lo studio di alcuni impianti di videosorveglianza installati nell’area delle rapine e la piena conoscenza del territorio da parte degli uomini del Commissariato di Vittoria e dei controlli costanti delle Volanti operanti nell’ipparino di tutti i soggetti, ha permesso di indirizzare le indagini in modo immediato nella giusta direzione. Gli odierni arrestati sono stati videoripresi mentre fingevano di voler essere avvicinati dalle vittime per consumare un rapporto sessuale. Si aggiravano nella zona a piedi per poi salire in auto con la persona offesa da adescare. Il sistema di videosorveglianza ha ripreso mentre alcuni di loro arrivavano con uno scooter in zona e dopo aver fatto un giro di perlustrazione uno scendeva e si metteva sul marciapiede in attesa che qualcuno gli chiedesse un incontro, gli altri restavano nascosti per poi seguire la macchina nella zona isolata.

La Procura della Repubblica iblea subito informata dei fatti ha coordinato le complesse attività investigative. Gli investigatori hanno sottoposto, in tempi brevissimi, le immagini degli autori dei gravi fatti reato alle persone offese. Tutte le vittime opportunamente assistite dagli esperti investigatori hanno riconosciuto gli autori dei reati subiti senza ombra di dubbio, avendo questi agito a volto scoperto. La collaborazione piena delle vittime ha permesso in pochi giorni di lavoro continuativo degli investigatori, di raccogliere fonti di prova per la Procura della Repubblica iblea. Considerata la gravità dei fatti e la preoccupazione di un reiterarsi di fatti reato così gravi, il Sost. Procuratore titolare delle indagini ha richiesto immediatamente la misura cautelare a carico degli odierni arrestati. Il Giudice per le Indagini Preliminari non appena ricevuta la richiesta ha disposto la misura cautelare più grave, ovvero la custodia in carcere“.

Questa notte 30 uomini della Polizia di Stato si sono presentati presso le abitazioni dei soggetti da catturare e tutti e tre i rapinatori sono stati condotti presso gli uffici della Squadra Mobile di Ragusa e poi nel carcere di Ragusa, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria. Durante le perquisizioni effettuate a carico degli arrestati sono stati rinvenuti telefoni e tablet di proprietà delle vittime e saranno a loro restituiti tempestivamente.

 

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