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Ragusa – la stazione di Ibla e il magazzino merci diroccato: “non è un bel biglietto da visita”

Lo rileva Comibleo dopo avere ricevuto numerose segnalazioni da parte di cittadini e visitatori

(18 gennaio 2022 – Ragusa – stazione Ibla)

“Nell’ottica di un recupero e di un progetto di riqualificazione complessiva che ha a che vedere con Ibla, non possono non interessare anche le sorti di devastazione che hanno interessato, ormai da anni, alcune parti della stazione ferroviaria. E’ il caso del magazzino merci che risulta essere diroccato oltre che ricoperto da erbacce nonché ricettacolo di rifiuti di ogni genere. Anche in questo caso, parliamo di un biglietto da visita impresentabile per chi arriva nella città antica. Non solo da parte di chi, pochi per la verità, utilizzano il treno ma anche da parte di coloro che transitano lungo la strada statale antistante, considerato che l’immobile distrutto è facilmente visibile al di là del muro che delimita lo spazio dedicato alla ferrovia”. E’ quanto rileva Comibleo, il comitato spontaneo di residenti, dopo avere ricevuto, a tal proposito, numerose segnalazioni da parte di cittadini e visitatori.“Ora – continua Comibleo – non è certo addebitabile all’Amministrazione comunale il mancato recupero di questo immobile, o in subordine la sua demolizione, visto che non rientra nelle competenze dell’ente di palazzo dell’Aquila. Ma in questo momento storico, in cui tra Comune di Ragusa e Rfi c’è un forte raccordo, per la vicenda legata alla progettazione delle fermate che caratterizzeranno la metropolitana di superficie ma anche per l’ex scalo merci, forse sarebbe il caso che da palazzo dell’Aquila osassero un poco di più e si spingessero a chiedere quali e quante opportunità ci siano di rimediare a questa presenza imbarazzante”.

Ai tempi, le merci voluminose erano direttamente portate alle stazioni ferroviarie per le spedizioni: si parla di olio, vino, carrube, olive, grano farina e altro ancora. “Quindi – continuano da Comibleo – il magazzino merci ha pure una propria valenza storica, affondando le radici in quello che è stato il nostro passato. Anche per questo motivo si potrebbe meglio pensare a un’operazione di ristrutturazione più che di demolizione, a un piccolo prototipo di archeologia industriale, per ricordare le funzioni che tale immobile ha assolto per i nostri padri e i nostri nonni. Speriamo, dunque, che l’Amministrazione comunale, che ha dunque una responsabilità se non diretta quanto meno indiretta sull’immobile in questione, si dia da fare per cercare di valutare soluzioni strategiche che eliminino questa bruttura”.

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