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Lavoratori forestali, Orazio Ragusa: “a giorni prende il via il percorso della riforma”

Tra le proposte lanciate anche quella riguardante il tempo indeterminato per i lavoratori forestali

(21 ottobre 2021 – lavoratori forestali – Orazio Ragusa)

La conservazione e preservazione dei boschi. Ma anche la tutela idrogeologica. Sono questi i leit motiv che costituiranno il punto di riferimento dell’attività della terza commissione Attività produttive all’Ars che, nei prossimi giorni, si addentrerà nell’articolato percorso della riforma che riguarda i lavoratori forestali. “Ci avviciniamo con molta attenzione e, al contempo, grande trepidazione a questo momento – spiega l’on. Orazio Ragusa, presidente della commissioneperché sappiamo che si tratta di un argomento delicato che attraversa in maniera trasversale più aspetti, dal futuro di numerosi lavoratori alla cornice da creare per tutelare l’ambiente che ci circonda. E, a questo proposito, vorrei sottolineare che, da qualche tempo ormai, non si parla più di accordo di Kyoto, del fatto che, a causa del riscaldamento globale del pianeta, piante e boschi hanno una importanza notevole, di recupero delle condizioni migliori per favorire la produzione di ossigeno, del fatto che ci vuole almeno un secolo per far sì che le piantine appena piantumate diventino boschi. Accanto a ciò ci confrontiamo con una grave situazione di sottosviluppo che investe le zone montane: queste ultime fanno i conti con occupazione ridotta ai minimi termini e nessuna prospettiva per i giovani. Ecco perché da un lato l’amministrazione forestale costituisce un punto di riferimento per l’adempimento di servizi essenziali, difendendo i boschi dagli attacchi esterni, ma dall’altro assolve a una funzione sociale, garantendo sicurezza e stabilità economica per numerose famiglie. Non dimentichiamo, inoltre, che quest’anno abbiamo pagato un tributo troppo alto in termini di terreno boschivo andato in fumo” a meno che non intervenga una deroga che sia presa in considerazione nell’ambito delle trattative in corso tra Stato e Regione. “Ecco perché – aggiunge l’on. Ragusa – il primo punto che cerchiamo di attuare per sostenere il comparto è quello di garantire tutti con almeno 180 giorni di attività lavorativa, sopprimendo le fasce attualmente esistenti dei 78isti, 101unisti e 151unisti. Una famiglia monoreddito può andare avanti, al giorno d’oggi, con soltanto 120 giornate di lavoro? E’ indispensabile, altresì, programmare gli ingressi di occupati forestali nei territori in base al patrimonio boschivo esistente in quello specifico ambito comunale. Inoltre, occorrerà muoversi pure su un altro fronte, rivalorizzando e recuperando i rifugi forestali chiusi. E’ il caso, ad esempio, di quelli esistenti a Cava dei modicani che non utilizza più nessuno. Invece, occorrerebbe metterli al servizio del turismo ambientale, un altro cruccio che ci portiamo indietro da anni. Dobbiamo lavorare sempre di più per coniugare l’interesse del bosco con quello del cittadino. E tutto ciò sfruttando al meglio le risorse economiche che i bandi europei, e non solo, ci mettono a disposizione”.

L’on. Ragusa avanza, poi, un’altra riflessione. “Gli operatori forestali – dice – rappresentano da sempre un soggetto specializzato nel settore ambientale. Accanto a ciò i lavori silvoculturali effettuati nelle dovute stagioni garantiscono la salute dei boschi con le attività di prevenzione e repressione degli incendi che vede in prima linea proprio gli operatori in questione. Molti dei quali, tra qualche anno, considerata la media complessiva dell’età anagrafica, andranno in quiescenza. Ragion per cui è necessario attingere tra i giovani disoccupati per sostituirli. E poi è essenziale parlare di boschi produttivi. Basta pini ma sono necessarie essenze che potranno dare aiuto all’economia. Si ragioni in modo differente. Utilizziamo l’energia pulita con pannelli per le recinzioni e pannelli sui fabbricati. Reinventiamo il sistema, utilizziamo la transizione ecologica come momento caratterizzante l’epoca che stiamo attraversando. E, ancora, si curi meglio la didattica nelle scuole per parlare di ambiente e l’interazione con l’assessorato ai Beni culturali per valorizzare i siti come, ad esempio, l’ipogeo di Calaforno. Abbiamo un sogno. E cioè che la ripresa passi anche attraverso i nostri impianti boschivi. Il Pnrr deve toccare tutti gli strati sociali. E deve essere portata avanti l’idea di fondo che punta al “green” assecondando le richieste che arrivano dall’Europa. Non a caso è nato il ministero della Transizione ecologica. Non sono impegni facili da concretizzare. Lo sappiamo. E, soprattutto, la strada è tutta in salita. Ma una prima road map è stata tracciata. E adesso dobbiamo fare di tutto per rispettarla”.

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