Identità Caccamo

Amministrazione

SINDACO

Nicasio Di Cola

In carica dal: 13/06/2017

Deleghe:

Polizia Municipale – Personale – Bilancio – Finanze – Patrimonio – Igiene e Sanità – Rapporti istituzionali – Affari legali e contenzioso.

Sito istituzionale

www.comune.caccamo.pa.it

Giuseppe Libreri

Deleghe:

Vice Sindaco – Patrimonio – Manutenzione – Viabilità – Bandi per finanziamenti regionali, nazionali, europei – Servizi a rete – Mattatoio – Cantieri di lavoro

Giovanni Alongi

Deleghe:

Protezione civile – Artigianato – Commercio – Ville e Giardini – Cimitero – Ecologia e Ambiente – Rapporti con il Consiglio comunale – Organizzazione eventi – Spettacoli – Sport

Maria Antonietta Liberto

Deleghe:

Turismo – Cultura – Beni Culturali – Pubblica Istruzione – Pari opportunità – Politiche giovanili

Giuseppe Pedalino

Deleghe:

Bilancio – Finanze – Tributi – Programmazione finanziaria – Rapporti sovraordinati

Caccamo, all’ombra del Castello normanno

Il castello di Caccamo è una costruzione difensiva, uno dei più grandi e meglio conservati tra i castelli normanni in Sicilia e in Italia. Il maniero sorge sulla sommità di Monte San Calogero a 521 metri sul livello del mare; si affaccia sulla campagna circostante: la vallata del fiume San Leonardo e il lago artificiale Rosamarina. Il sito in origine, per la particolare posizione strategica, era probabilmente occupato da una fortezza o torre d’avvistamento di matrice araba. Le strutture in stile normanno sono conferite da Matteo Bonello, signore di Caccamo, nel XII secolo in seguito alla riconquista dell’isola. La sala più importante all’interno è la sala della Congiura: in questo ambiente nel 1160, alcuni baroni normanni ordirono la trama contro il sovrano Guglielmo I di Sicilia. La ribellione fu sventata e sedata sul nascere. Giovanni di Saint-Rémy, prefetto del re Carlo I d’Angiò, allo scoppio dei Vespri siciliani fuggì da Palermo rifugiandosi nella struttura dove i caccamesi lo catturarono e giustiziarono. Nel XIV secolo i rappresentanti della potente famiglia dei Chiaramonte, a partire da Manfredi I Chiaramonte, apportano radicali modifiche al complesso. Ulteriori interventi strutturali si susseguiranno fino al XVII secolo. Nel 1480 con il matrimonio fra Federico Henriquez, ammiraglio di Castiglia, e l’ultima rappresentante dei Prades-Cabrera, inizia un periodo di decadenza che terminerà con l’acquisizione da parte di Filippo Amato, principe di Galati, “liquidatore” degli indebitati Henriquez. Nel 1646 la famiglia Amato acquistò la baronia di Caccamo, elevata dal re Filippo IV di Spagna (Filippo III di Sicilia) a ducato, possesso durato fino al 1813, periodo durante il quale sono eseguiti pesanti interventi che sconvolgeranno il primitivo impianto chiaramontano, con una serie di ristrutturazioni che cancelleranno le strutture medievali, convertendo di fatto il castello in palazzo signorile, arricchito da una serie di saloni con interessanti soffitti lignei dipinti e fregi affrescati. La costruzione raggiunge la massima estensione, perdendo le peculiarità strategica che aveva fino ad allora rivestito. Dopo il 1813 la famiglia De Spucches, principi di Galati, sono i nuovi proprietari, assumono il titolo di duchi di Caccamo. I componenti della casata col possesso operano un drastico restauro stilistico, il castello diviene una grande struttura costruita in pietra bianca arroccata sullo sperone roccioso, ha uno sviluppo con pianta irregolare, possenti mura con merli a coda di rondine, bifore in stile medievale, torri, fossato e un cortile. L’interno è costituito da un dedalo di stanze e scale alla stregua di una dimora reale. Nel 1823 un terremoto abbatte la Torre Mastra. Primo evento infausto di un progressivo processo di decadimento che, nonostante l’impegno dei De Spucches, sfocerà in una serie di crolli che coinvolgeranno l’intero impianto.

Nel mese di ottobre del 1963 la dimora è acquistata dalla Regione Sicilia. Il riadattamento comportò lunghi lavori di restauro che ebbero inizio nel 1974. L’antico castello è la suggestiva cornice della tradizionale manifestazione cittadina intitolata La Castellana. La rievocazione storica ricostruisce la trionfale entrata dei nuovi signori di Caccamo nella città, scortati da notabili e vassalli. Il corteo di dame e cavalieri in vestiti d’epoca sfila tra le stradine del borgo medievale, addobbate per l’occasione con gli antichi vessilli e gonfaloni. Protagonista dell’evento è la consorte del nuovo dominatore, la castellana, che riceve in dono dal re borbonico le chiavi della città. I festeggiamenti si concludono con il ballo di corte ed il solenne discorso del gran ciambellano.

Probabilmente i primi insediamenti nella zona furono ad opera dei Cartaginesi e poi dal VI secolo d.C. dei Bizantini; le prime fonti storiche certe, tuttavia, risalgono all’epoca normanna, quando la fortezza difensiva esistente fu trasformata in maniero. Nel XII secolo il paese acquisì lustro perché qui si consumò la rivolta dei baroni siciliani (1161), uniti in una congiura contro il re Guglielmo I detto il Malo. Dopo il periodo di dominazione aragonese, nel XIV secolo divenne signoria dei Chiaramonte per poi passare alle famiglie Prades ed Henriquez-Cabrera. Con il dominio della famiglia Amato, signori di Caccamo tra il 1646 ed il 1813, la città fu elevata da baronia a ducato; i De Spuches, infine, chiusero la lunga serie di casati avvicendatisi sull’alta rocca.

Il cuore di Caccamo è il suo centro storico, fitto di vicoli lastricati di ciottoli e di antiche case, teatro della vita cittadina e di tutte le principali manifestazioni religiose. Inerpicandosi per le sue stradine, custodi dell’antico impianto medievale, si risale verso la sommità dell’abitato. Da via Termitana si accede all’imponente struttura del castello, tra i meglio conservati della Sicilia. Edificato su uno sperone roccioso, si sviluppa su più livelli ed in diversi edifici, testimoni dei successivi ampliamenti in chiave difensiva. Punto centrale dell’abitato è piazza Duomo, sviluppata su due livelli. La balaustra che li congiunge è adornata dalle quattro statue del Beato Giovanni Liccio, di Santa Rosalia, di San Nicasio e di San Teotista. Su questa scenografica terrazza insiste sul lato nord il Palazzo del Monte di Pietà, affiancato a sinistra dall’oratorio del Santissimo Sacramento ed a destra dalla chiesa delle Anime Sante del Purgatorio. Sul lato ovest della piazza ha sede la chiesa madre, di origine normanna, dedicata a San Giorgio. All’interno sono conservati, tra le altre opere, il secentesco Miracolo di Sant’Isidoro Agricola, tela di Mattia Stomer ed i bassorilievi sull’architrave della sagrestia di Francesco Laurana. Da segnalare anche le numerose torri di avvistamento costruite nei secoli, come la Torre Pizzarone e la Torre delle Campane, oggi campanile del duomo.

Ancora oggi l’agricoltura è largamente praticata. Le maggiori produzioni sono quelle di cereali, mandorle ed olive. Anche il settore zootecnico ha notevole importanza: gli allevamenti di bovini, suini ed ovini, cresciuti allo stato brado, garantiscono l’alta qualità dei prodotti caseari e delle carni. Terra di antiche tradizioni, Caccamo conserva numerose attività artigianali dedite alle lavorazioni del ferro, del legno e della terracotta.

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Musica– Tutte le manifestazioni della città sono accompagnate dal Complesso Bandistico Città di Caccamo, corpo musicale tra i più antichi d’Italia, nato nel lontano 1789. Attiva da oltre un secolo la Scuola Musicale Municipale di Banda.

Sacro e Profano – Nella chiesa dell’Annunziata si celebra la manifestazione ‘A Scalunata di San Giuseppe durante la quale è allestita la suggestiva gradinata di ceri, che dall’altare maggiore raggiungono l’abside, ai piedi della statua del Santo. Il patrono di Caccamo, il Beato Giovanni Liccio, domenicano vissuto nel XV secolo, è festeggiato l’ultima domenica di maggio con una grande processione. L’ultima domenica di agosto si svolge invece la Festa di San Nicasio, conosciuta anche come Fiera d’Agosto, antica celebrazione nata nel XVII secolo per ringraziare il Santo per aver preservato la popolazione da un’epidemia di peste. Nel periodo estivo si tengono la Sagra della Salsiccia, prodotto tipico della zona, e la Sagra del Buccellato, dolce tradizionale di mandorle, fichi ed uva passa. L’antico castello è la suggestiva cornice della tradizionale manifestazione cittadina intitolata La Castellana. La rievocazione storica ricostruisce la trionfale entrata dei nuovi signori di Caccamo nella città, scortati da notabili e vassalli.

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