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Zone rosse, parrucchieri ed estetiste costretti allo stop: “Vogliamo lavorare!”

Stamattina a Ragusa si è svolto un sit-in di protesta dei lavoratori di Acate, Santa Croce e Scicli

(9 aprile 2021)

Da quando Acate, Santa Croce Camerina e Scicli sono state dichiarate “zona rossa”, i parrucchieri, i barbieri e gli estetisti sono stati costretti ad abbassare le saracinesche. Stamattina, in piazza Matteotti a Ragusa, queste categorie, insieme a parte del settore abbigliamento, e sotto la guida di FedImprese (Federazione del Commercio, Turismo, Artigianato, Agricoltura, Terziario, Piccole e Medie Imprese), hanno indetto un sit-in di protesta per chiedere a gran voce la tutela dei loro diritti di lavoratori e poter tornare a lavorare.

Uno dei primi a mobilitarsi, coinvolgendo i colleghi del settore, e non solo, è stato Peppe Grimaldi, parrucchiere di Scicli. “Abbiamo sempre lavorato in sicurezza, – ci ha raccontato  – con ingressi contingentati e registrati, dotandoci di supporti monouso, mascherine obbligatorie e effettuando continue sanificazioni dei locali. Adesso mi chiedo: perché farci chiudere adesso quando prima nelle zone rosse potevamo lavorare? Dallo Stato non abbiamo nessun ristoro e nel frattempo rischiamo di perdere le nostre clienti che si recano nei parrucchieri ed estetisti dei paesi limitrofi. Inoltre, come se non bastasse, così facendo si incrementa solo il fenomeno dell’abusivismo. Quindi gli abusivi lavorano fuori ogni forma di controllo, mentre noi professionisti che paghiamo le tasse siamo costretti allo stop”.

“Da padre di famiglia – prosegue un collega di Santa Croce Camerina – chiedo allo Stato, per il quale ho sempre pagato e continuo a pagare le tasse, di tutelare il nostro futuro e quello dei nostri figli. Non vogliamo altro che lavorare e guadagnare onestamente, così come abbiamo sempre fatto”.

Mentre un’estetista di Acate: “La nostra è di sicuro una professione particolare perché lavoriamo a stretto contatto con i clienti, motivo per il quale, la tutela della loro salute per noi è stata sempre prioritaria, ancora prima che scoppiasse la pandemia. Poi con l’arrivo dell’emergenza sanitaria, siamo stati i primi a provvedere alla messa n sicurezza dei nostri locali, dei nostri dipendenti e di tutti i nostri clienti, e lo abbiamo fatto a nostre spese! E ad oggi? Continuiamo a pagare noi: non possiamo lavorare ma siamo costretti a pagare le tasse. L’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro, come recita la Costituzione, peccato che a noi hanno privato di questo diritto”.

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