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Parte il Giro d’Italia, ma mancano 5 regioni: impazza la polemica sui social

Fuori dal programma delle 21 tappe Campania, Calabria, Basilicata, Sardegna e Sicilia: praticamente tutto il Sud e le Isole. Ma per riavere la gara, per il 2020 e 2021 la Sicilia ha stanziato oltre 7 milioni

(14 maggio 2019)

Lo scorso anno partì da Gerusalemme, scatenando una scia di polemiche legate, oltre che a motivi geografici, anche religiosi e politici. In tanti si chiesero il perché di questa decisione per il Giro d’Italia, anche se non era certo la prima volta che la Corsa Rosa iniziava oltre i confini della nostra nazione. Quest’anno, invece, ha deciso semplicemente di ignorare e tagliare via completamente dal programma delle sue 21 tappe il Sud Italia e le Isole.

Partito sabato scorso da Bologna, si concluderà domenica 2 giugno a Verona ma sui social le critiche divampano e per molti, tifosi e appassionati di ciclismo e non, questa decisione rispecchia in pieno il rispetto e la stima di cui le regioni del Sud e la Sicilia godono: zero. “Ma che Giro d’Italia è questo? Senza Campania, Calabria, Basilicata, Sardegna e Sicilia?” si chiede con un post su Facebook Paolo Siani, deputano napoletano del Pd, che continua così: “Nessuna scelta di carattere razzista o discriminatorio dichiarano gli organizzatori, ma guardare questa cartina fa davvero impressione. E allora chiamiamolo giro di mezz’Italia”. I commenti, naturalmente si sprecano. C’è chi afferma che la colpa è delle amministrazioni locali, che evidentemente non hanno voluto mettere mano al portafoglio, chi denuncia una “palese discriminazione”, chi tira in ballo le politiche leghiste e chi propone, di contro e simpaticamente, l’istituzione del Giro del Regno delle Due Sicilie. Di certo, c’è che il Giro d’Italia sembra quasi una metafora di un’Italia che viaggia su binari diversi, tanto che qualcuno commenta, seraficamente, “Più o meno come l’alta velocità”.

“Questa cartina – spiega Paolo Sianifa riflettere. Il nostro paese sembra davvero tagliato in due. E le coincidenze sono tante. Guardate i grafici degli asili nido. Purtroppo si fermano in Puglia, proprio come il Giro. Le regioni escluse dalla corsa sono proprio quelle dove è concentrata la presenza delle mafie. Senza dimenticare le carenze della sanità pubblica”. Siani lancia, quindi, la sua idea. “Nel 2020 sarebbe bello un Giro prevalentemente nelle regioni del Sud. Le montagne ci sono anche da noi, quindi potremmo garantire anche lo spettacolo per quanto riguarda la vittoria finale”.

La Sicilia, lo ricordiamo, lo scorso aprile, dopo oltre 40 anni, ha ripristinato il Giro di Sicilia, che non veniva organizzato dal 1977. A volerlo fortemente è stata, in primis, la Regione che sta investendo, per tre edizioni, quasi 11 milioni di euro, affidati a Rcs Sport che la curerà nel triennio 2019-2021. I quasi 11 milioni verranno così suddivisi: 1,2 milioni ad anno per il Giro di Sicilia; 1 milione per il Giro d’Italia 2020, e ben 6 milioni e 250mila euro per l’anno dopo. Fondi che la giunta regionale, su proposta dell’assessorato al Turismo, ha deciso di prelevare dal Fondo sociale europeo assegnati dal Cipe nel 2012 e non utilizzati. Lo ripetiamo: 1 milione per il Giro d’Italia 2020, e ben 6 milioni e 250mila euro per l’anno dopo, il 2021. Ma quest’anno pazienza. Niente soldi, niente biciclette, niente giro.

Valentina Frasca

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