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“Noi, autisti/soccorritori, con le mascherine chirurgiche e politici con quelle di livello protettivo superiore”

Riceviamo e pubblichiamo la lettera indirizzata al direttore della Seus, Davide Croce

(28 marzo 2020)

In un momento in cui tutti, o quasi, siamo costretti a starcene in casa, tranne che per pochissime e necessarie eccezioni, c’è chi è chiamato a svolgere il proprio dovere, lavorando a stretto contatto con i contagiati da coronavirus, o i presunti tali.

Ma il personale sanitario, tra medici, infermieri e personale del 118, lavora realmente in condizioni sicure?

A tal proposito riceviamo e pubblichiamo la lettera che gli autisti soccorritori della Seus (società che gestisce il 118) indirizzano al direttore Davide Croce.

“Caro Direttore, ho deciso di scriverle questa lettera, dopo che stamattina, mentre mi preparavo per andare a svolgere il mio turno di lavoro, ho visto l’ennesima intervista televisiva di un politico (non importa chi) e notavo che il politico intervistato indossava una mascherina protettiva di livello superiore alle mascherine chirurgiche. Conosco benissimo le linee guida e le raccomandazioni di OMS e ISS, ma la mia domanda è sorta spontanea: “perché il politico intervistato indossava una mascherina di livello superiore, mentre noi autisti/soccorritori che interveniamo in emergenza in condizioni naturalmente incognite e imprevedibili, dovendo tra l’altro necessariamente instaurare uno stretto contatto con i pazienti, dobbiamo intervenire con una semplice mascherina chirurgica?”

Mi consenta di anticipare il suo pensiero e di rassicurarla che mi sono documentata abbastanza bene sulle modalità di contagio del corona virus, ma questo non vuol dire che i Dpi da adottare durante il servizio non possano essere di livello superiore, del resto la conoscenza in assoluto sulle modalità di contagio lascia qualche dubbio che trova conferma nel proliferare dei vari decreti che trattano la materia. Inutile dirle che aleggia in noi operatori del soccorso, una dose di crescente preoccupazione che ritengo sia naturale in questo momento, soprattutto per l’alto rischio biologico che corriamo una volta allertati dalla centrale operativa che ci annuncia un intervento. Tutti quanti noi continuiamo a lavorare con spirito di abnegazione e dovere sociale, piuttosto che contrattuale, disponibili sempre a mettere a rischio noi e le nostre famiglie, ma vorremmo farlo con la massima sicurezza. Comprendo che sino ad oggi siamo stati dotati di Dpi che rappresentano gli standards indicati dagli organismi di competenza, ma ciò non vuol dire che non potremmo continuare ad adottare Dpi di livello superiore, magari giocando di anticipo su eventuali decreti correttivi. Ritengo che in tal senso, debba essere messo in campo ogni sforzo per continuare in questa direzione. Non le scrivo in qualità di dirigente sindacale, ma in qualità di lavoratrice, ed è proprio alla lavoratrice che piacerebbe poter andare a lavorare con la massima serenità, e la massima sicurezza. Nel diritto del lavoro vige un principio: il lavoratore deve operare sempre come un buon padre di famiglia. Io mi auguro che questo principio valga anche per il datore di lavoro, perché credo che un buon padre di famiglia adotterà sempre la massima sicurezza per i propri figli! La saluto con la speranza di essere riuscita a toccare il suo cuore e stimolare opportune riflessioni”.

Anita Tumino, autista soccorritore della Seus.

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