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Ialmo ricorda le vittime del disastro aereo del 16 febbraio 1952, a Burgio

"Gli abitanti di Burgio e Palazzo Adriano hanno nuovamente mostrato la loro compassione e generosità; gli saremo grati per sempre", queste le parole dei familiari di due delle 34 vittime durante la commemorazione per i 60 anni dalla tragedia

(13 giugno 2019)

“Ci avete fatto sentire così benvenuti e così speciali. È stato un finale perfetto ad una storia vecchia di 60 anni; sarà nostra premura farla vivere nella nostra famiglia per gli anni a venire”. Parole di grande affetto ma anche di grande dolore quelle che i familiari delle vittime del disastro aereo del Monte Cinta rivolsero a Burgio e ai suoi abitanti. Una triste pagina di cronaca datata 16 febbraio 1952, giorno in cui un aereo inglese della Bea partito da Nizza e diretto a Malta si schiantò, a causa del maltempo, tra il Monte Cinta e Serra di Biondo. Il forte vento portò l’aeroplano fuori rotta di 3 gradi. Alle ore 17.25 con il buio ormai fìtto e densi nuvoloni, i piloti non videro alcun riferimento ad indicargli il fuori rotta, per cui, convinti di volare sul mare, iniziarono la discesa, in realtà si trovavano sul picco più alto della catena montuosa del Rifesi. E le nubi cariche di neve fecero il resto: alle ore 17,30 il fatale impatto che costò la vita a tutti i membri dell’equipaggio e a tutti  e 34 i passeggeri, di cui 17 uomini, 14 donne e 3 bambini.

Due delle vittime,  Margherite Preston e il figlio Adrian di 7 anni, avrebbero dovuto fare scalo a Malta per poi dirigersi in Kenia dove il marito aveva delle coltivazioni di tè e di tabacco. A distanza di a 60 anni dalla tragedia, nel 2012, dall’Australia e dalla Nuova Zelanda arrivarono 8 dei loro familiari. I figli di Margherite e fratelli di Adrian, Nigele e Deirdre, accolti dall’allora sindaco Vito Ferrantelli, dai consiglieri e assessori, dagli ispettori del corpo ripartimentale delle foreste Francesco Messana e Francesco Maniscalco, dall’arciprete Don Fabio Zambuto e dal ricercatore storico e ispettore dei Beni Culturali alla Regione Mimmo Macaluso, raggiunsero la montagna per riporre una corona di fiori davanti la croce di legno.

A farsi carico della riuscita dell’evento fu l’Ispettore Francesco Messana, da anni impegnato nelle iniziative ludico culturali protese a promuovere e a valorizzare l’immagine propositiva del territorio di Burgio. Altro momento di commozione, il racconto di Vito Nieli, 84 anni, conoscitore dei fatti: “Quando sono arrivato sul cocuzzolo della montagna, tra neve e nebbia, lo spettacolo fu agghiacciante perché l’aereo era spezzato in diversi tronconi, i viaggiatori in buona parte erano dentro la carlinga e altri sbalzati fuori tra gli alberi e le pietre. C’era un forte odore di bruciato. Le valigie e i vestiti dei viaggiatori erano sparsi ovunque. Ci siamo accorti dopo che un motore era scivolato sino a valle. Abbiamo cercato qualche superstite e ricomposto i corpi sulla neve. Sarebbero bastati altri 100 metri e l’aereo avrebbe superato l’ostacolo”.

“Siamo partiti per la Sicilia senza attese – dichiararono i familiarise non quella di visitare la zona dell’incidente e magari scovarne il luogo specifico. Speravamo di trovare qualcuno della zona che si ricordasse qualcosa e potesse aiutarci. Finalmente, con il prezioso aiuto di Silvio e Mariano Campanella, fu organizzata una visita a Burgio. A noi era stato detto che avremmo incontrato la Guardia Forestale che ci avrebbe portati sul luogo dell’incidente. A nostra insaputa, la visita si rivelò esser molto più di questo. Siamo stati profondamente toccati e sopraffatti dal sincero e premuroso aiuto che tante persone ci hanno dato nel Dicembre 2012. Aiuto che ha reso la nostra visita davvero memorabile, e ci ha permesso di aggiungere molti dettagli fondamentali alla nostra comprensione dell’accaduto.Così come fecero nel 1952, gli abitanti di Burgio e Palazzo Adriano hanno nuovamente mostrato la loro compassione e generosità, e di questo saremo loro grati per sempre”. 

Claudia Trapani

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