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Cassa integrazione in deroga, serve intervento regionale o in Sicilia 90% delle imprese è fuori

Il problema riguarda le imprese con meno di sei dipendenti che non avevano l’obbligo di pagare in tempo reale i contributi ma ora esso è dirimente per l’accesso dei lavoratori al sussidio

(24 marzo 2020)

Le imprese con meno di sei dipendenti non sono tenuti agli stessi obblighi delle altre in tema di rispetto dei tempi nel versamento dei contributi dovuti per il personale. Ma la norma contenuta nel decreto del presidente del Consiglio dei ministri sulla cassa integrazione in deroga equipara le prime alle seconde, con l’impossibilità per la maggior parte di esse di accedere alla misura straordinaria per i dipendenti.

In Sicilia peraltro ci vuole uno specifico accordo con la Regione per renderla operativa. Sul tema è intervenuto il presidente della commissione Attività produttive dell’Ars Orazio Ragusa (Lega): “La Regione Siciliana deve urgentemente realizzare uno specifico accordo quadro. Per questi motivi, ho chiesto all’assessore regionale al lavoro, Antonio Scavone, l’avvio di tale procedura. Allo stato attuale – spiega Ragusa – le imprese che possono accedere a questa tipologia di Cassa integrazione devono essere in regola con i versamenti agli enti bilaterali di categoria. Chi non lo ha fatto, e sono la stragrande maggioranza, almeno 17.000 imprese su 20.000, non avrà l’opportunità di utilizzare l’ammortizzatore sociale. In realtà, le aziende da 1 a 5 dipendenti non avevano questa obbligatorietà che, invece, era dovuta per le aziende dai 6 dipendenti in su. Ma se l’impresa vuole che il proprio dipendente percepisca la cassa integrazione a decorrere dal 23 febbraio scorso, è necessario regolarizzare la posizione degli ultimi tre anni. Solo che sono in molti che, ovviamente, in questo momento, non hanno l’opportunità per poterlo fare. E, allora? L’assessorato regionale al Lavoro può intervenire attraverso una speciale deroga che permetta poi alle aziende di sanare la situazione una volta passata la crisi, garantendo, però, per il momento, la possibilità di erogare il dovuto in favore dei dipendenti. Se questo accordo non sarà ratificato, sono circa 50mila le famiglie di lavoratori che rischiano di rimanere senza un soldo. E, ovviamente, non possiamo permettercelo. Ci sono già le esperienze avviate da regioni quali la Puglia, la Toscana, l’Emilia Romagna e la Campania alle quali si può attingere. Sarebbe il modo meno doloroso per superare questa fase in attesa che la pandemia si attenui e le attività produttive tornino a macinare redditi. Le prossime ore, anche alla luce di un incontro previsto a Palermo proprio su questo aspetto specifico, saranno decisive a tal proposito. Noi, ovviamente, monitoreremo l’iter in questione e auspichiamo che tutto possa risolversi nella maniera dovuta”.

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