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Incentivi Covid, infermieri screditati ancora una volta

La rabbia del NurSind Ragusa: “paragonati agli operatori tecnici che nulla hanno a che vedere con l’assistenza diretta ai pazienti Covid“

(27 luglio 2021 – incentivi Covid – infermieri)

La Regione Sicilia non ha mai dimenticato di esprimere gratitudine agli operatori sanitari per lo spirito di servizio e l’umanità con cui hanno combattuto e combattono l’emergenza Covid, ma la gratitudine si sarebbe dovuta manifestare anche attraverso l’assegnazione di un incentivo economico, prima mensile, poi stagionale. Peccato che le cose non siano andate proprio così. A raccontare, in una nota, i disagi dell’intera categoria è il NurSind Ragusa, sindacato degli infermieri. “Finalmente anche per gli Infermieri dell’ASP 7 di Ragusa – si legge – è arrivato il momento di percepire i famosi incentivi Covid atti a premiare l’impegno, la dedizione e la professionalità messa in campo per fronteggiare la dura lotta contro il Covid-19. Ovviamente il commento è ironico dato che, alla fine, la nostra categoria è stata costretta a fare i conti con una spiacevole sorpresa e, ad onor del vero, da tempo avevamo capito non sarebbe stato un magnifico accordo come tanti sbandieravano nei mesi precedenti”.

Prosegue: “Partiti dalle famose 1000 euro al mese, per tutto il periodo in cui siamo stati impegnati a fronteggiare l’emergenza Covid, proclamato dalla Regione Sicilia nel marzo 2020, il premio pian piano si è ridimensionato grazie all’accordo siglato dalla Regione con Cgil-Cisl-Uil -Fsi-Fials- Nursing Up e perfino dall’ Ugl, sigla né rappresentativa nè firmataria di contratto, che hanno concordato un massimo di mille euro per tutto il periodo in questione. Ma sarebbe andato ancora bene così agli Infermieri sé gli stessi avessero raggiunto almeno la quota massima individuata in base alle fasce di rischio di appartenenza. A screditare però ancor di più la Professione Infermieristica si è aggiunto l’accordo decentrato provinciale firmato da Cgil-Cisl-Uil-Fsi ed ovviamente Ugl, che ha identificato i vari lavoratori dividendoli per fasce di rischio (A alto rischio) (B medio rischio) (C rischio bassissimo). Ebbene, in questa suddivisione oculata, gli Infermieri sono stati paragonati agli operatori tecnici (con tutto il rispetto di quest’ultimi) che nulla ha a che vedere hanno avuto all’assistenza diretta ai pazienti Covid. Come NurSind, Sindacato a tutela delle professioni Infermieristiche, avevamo presentato la nostra bozza di suddivisione dei lavoratori nelle fasce, rispettando il reale rischio corso durante l’emergenza; bozza che i firmatari dell’accordo non hanno ritenuto neanche di tener in considerazione, poiché l’intento chiaro era quello di uniformare il rischio corso dal personale Infermieristico a tutte le altre professionalità. Preme ricordare che gli Infermieri sono stati gli attori principali nel fronteggiare l’emergenza covid, sempre in prima linea, a volte senza presidi idonei, a volte alla prima esperienza lavorativa, rischiando la propria vita e mettendo a repentaglio la vita dei propri cari. È per questo, quindi, che ci riteniamo davvero indignati nel constatare il trattamento riservato alla nostra categoria: professionisti con alte specializzazioni messi allo stesso livello di altre categorie grazie ad un accordo decentrato che non ha soddisfatto neanche i requisiti del piano Regionale nel quale si prevedeva che , ad esempio, in base ai turni, un Infermiere della Rianimazione Covid, del Pronto Soccorso o della degenza Covid o Aree grigie o delle USCA, avrebbe dovuto percepire fino a 1000 euro. Cosi non è stato perché da nostre informazioni le quote percepite sono state molto ma molto più basse”.

“Una vera occasione persa ed un’ulteriore conferma che non si può ancora continuare a sminuire il lavoro degli Infermieri, generalizzando sull’utopica convenzione di livellare i lavoratori tutti allo stesso modo, conoscendo benissimo il carico di responsabilità, il livello di preparazione ed il livello di stress a cui sono sottoposto giornalmente gli Infermieri che si vedono equiparati ad un elettricista. Come Dirigenti NurSind, e come Infermieri, portiamo avanti la battaglia del riconoscimento della Professione Infermieristica – conclude – perché rappresentiamo una categoria che tanto è stata elogiata, ma che poi, puntualmente, viene bistrattata da accordi intersindacali a livello provinciale”.

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