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Borghi Rurali, la Sicilia ne è ricca. L’Esa scommette sul loro recupero

Ne abbiamo parlato con l’ingegnere Angelo Morello e la neo consulente Maria Elena Volpes

In principio, nel ventennio fascista, furono realizzati con carattere rurale e furono destinati, quasi tutti, ad essere centri di servizi per l’insediamento agricolo. Stiamo parlando dei Borghi Rurali.

La Sicilia vanta un numero di questi agglomerati che, ad oggi, è indefinito. Certamente, quelli individuati e classificati superano la cinquantina. Un progetto iniziale, datato 2009, promosso dall’Ente sviluppo agricolo che, negli anni, ha incontrato, a fasi alterne, periodi più o meno felici.

Ma per capirne di più abbiamo intervistato il coordinatore di questo progetto, dal titolo suggestivo “La via dei Borghi”, l’ingegnere dell’Esa, Angelo Morello. Da qualche mese, poi, per la prima volta l’Ente sviluppo agricolo, sotto la nuova Presidenza di Nicola Caldarone, ha compreso la portata e valenza turistico – culturale del progetto affidando alla dottoressa Maria Elena Volpes dell’assessorato regionale ai Beni Culturali una consulenza esterna. Una chiacchierata con loro ci aiuterà a saperne di più.

Ingegnere Morello, Lei è il coordinatore del progetto sui Borghi Rurali. Quando comincia quest’avventura?

“Nasce nel 2009 con diverse interruzioni e accelerazioni. Un percorso che, negli anni, ha registrato delle frenate o, al contrario, delle impennate perché i loro recuperi sono legati alla Programmazione europea e poi anche per l’avvicendarsi dei cambi del consiglio di amministrazione dell’Esa”.

Qual era l’obiettivo iniziale?

“Il progetto aveva e continua ad avere l’idea di realizzare un intervento complessivo con il fine ultimo di collegare i Borghi Rurali e di metterli in rete mantenendo per ognuno di loro una propria autonomia specifica. A monte non c’è un’unica destinazione d’uso considerate le diverse per peculiarità. Lei consideri che ogni borgo ha condizioni di conservazione differenti da un altro e la stessa area di riferimento cambia da struttura a struttura. Un esempio per tutti: l’Esa ha, quasi, completato il recupero di Borgo Bruca in provincia di Trapani a cinque chilometri dal Teatro di Segesta e ricadente, quindi, in un’area fortemente caratterizzata sotto il profilo turistico. La valorizzazione di quel territorio deve, certamente, passare dalla promozione dei prodotti enogastronomici ma è doveroso legarla, comunque, ad uno specifico segmento di turismo. Altra circostanza è, invece, Borgo Borzellino che nasceva da una convenzione tra l’Ente, il Conservatorio Vincenzo Bellini e l’Università di Palermo in base al cui accordo sarebbe divenuto la foresteria per i musicisti”.

Quanti sono esattamente?

“I borghi rurali rientranti nel progetto sono dodici. Nella realtà, a voler essere precisi, si tratta di un numero imprecisato perché negli anni si sono chiamati borghi quelli che di fatto non lo erano; ma erano riconducibili a classificazioni come agglomerati di case coloniche. Quelli di cui parliamo noi sono borghi di servizio. Ancora un paio di esempi, Libertinia o Filaga che esistevano, già, negli anni Venti erano dei villaggi e lì l’Esa ha realizzato degli edifici. Ma mi pare un po’ eccessivo definirli Borghi Rurali. Volendo fornire qualche numero più dettagliato possiamo dire che sono quattordici quelli realizzati prima della guerra; il resto negli anni cinquanta per un numero complessivo che si aggira intorno ai cinquantasei. Non è esclusa l’inclusione nel progetto di altri perché uno dei presupposti è il coinvolgimento dei comuni interessati a metterne a disposizione degli altri per il circuito”.

Ad oggi l’Esa su quali e quante strutture è intervenuta con lavori di recupero?

“Come dicevo prima siamo prossimi a completare i lavori di Bruca e una parte di Borgo Petilia. Per il resto sono stati conclusi dei progetti ma per una serie di vicissitudini non sono ancora iniziati i lavori anche alla luce del cambio del consiglio di amministrazione dell’Ente e della programmazione dei fondi legati alla Comunità europea. Nel 2011 è stato redatto un progetto pilota che è stato presentato all’assessorato regionale all’Agricoltura per chiedere un finanziamento complessivo ma che non andò mai in porto. Un progetto multi misura che è stato, successivamente, rivisto perché si sono aggiunte delle finalità di tipo sociale e la possibilità dell’inserimento di categorie disagiate”.

Siamo, quindi, davanti ad una programmazione in continua evoluzione.

“Si, è proprio così. C’è una misura per la quale noi siamo in graduatoria ed è proprio il completamento di Bruca ed è la 661 POFSR per la quale sono state, già, pubblicato le graduatorie. E il progetto è in posizione tale da essere finanziato quando le procedure saranno definitive. Si attenderà, poi, il decreto di finanziamento e potranno partire i lavori. L’insediamento del nuovo consiglio di amministrazione, primo fra tutti il Presidente Nicola Caldarone e l’arrivo, per la prima volta, di un consulente esterno, Maria Elena Volpes offrirà una spinta propulsiva all’intero progetto ampliando la ricerca su altri settori”.

Ed è proprio alla dottoressa Volpes che abbiamo chiesto quale sarà il supporto tecnico che la Regione potrà offrire all’Esa nell’attuazione di questo piano ambizioso di recupero della “Via dei Borghi”.

Quale apporto potrà arrivare al progetto da questa consulenza?

“L’obiettivo dell’Esa è quello di valorizzare questi Borghi Rurali e disegnare un circuito cosicché, successivamente, potranno anche essere recuperati dal punto di vista strutturale. Si tratta di lavori di ripristino molto onerosi per cui anche se sono in fieri dei progetti di alto spessore; questi ultimi faticano, non poco, ad essere finanziati. La mia presenza ha, proprio, questo significato; quello di accendere i riflettori sui Borghi Rurali in modo tale da poter sensibilizzare la comunità tutta della loro importanza e del loro recupero. Si tratta di interessanti testimonianze storiche e architettoniche anche dal punto di vista paesaggistico e ambientale. Sono partita da una necessaria ricognizione su tutto il territorio siciliano e, nel frattempo, ho cominciato a riflettere su che tipo di iniziative possano dare un contributo determinante alla loro valorizzazione”.

C.L.

 

 

 

 

 

 

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