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Scienza e ricerche mediche, una mummia ci salverà

Scoperto il primo caso di sindrome di Marfan nelle catacombe dei Cappuccini di Palermo

Palermo 3 agosto 2018. Le mummie sono biblioteche di conoscenze scientifiche, culturali e antropologiche. Giacimenti d’oro pieni di saperi. Questa volta è il turno delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo. Si tratta di un ulteriore sostegno alla ricerca delle malattie umane. I ricercatori, facenti capo a un gruppo internazionale legato al Progetto Mummie Siciliane diretto dall’antropologo Dario Piombino-Mascali, hanno diagnosticato su una mummia i segni della sindrome di Marfan. Una patologia scoperta dal noto pediatra francese Antoine Marfan, le cui caratteristiche, oltre ad interessare il sistema scheletrico, gli occhi, il cuore e i polmoni, si manifestano con il segno dell’aracnodattilia, cioè la conformazione delle dita “a ragno” per via della lunghezza e della forma affusolata. La scoperta dei ricercatori è unica. Ad oggi, è la prima volta che questa patologia viene diagnosticata in reperti umani antichi, nel caso specifico in un giovane di sesso maschile vissuto nell’Ottocento.

“Dopo il caso della sindrome di Robinow, da noi rilevata nel 2010 – ha dichiarato l’antropologo Dario Piombino questa condizione patologica aggiunge un tassello importantissimo alle nostre conoscenze sulle mummie siciliane. Oltre ad aver rivelato particolari su traumi, patologie dentarie e tecniche di imbalsamazione, questi preziosi reperti ci permettono adesso di conoscere meglio una malattia come quella di Marfan, finora  solo ipotizzata su alcuni personaggi storici, come Abramo Lincoln, Charles De Gaulle, Niccolò Paganini e il faraone Akhenaton”.

Nella foto l’intero gruppo di ricercatori delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo

Gli studi e le ricerche svolte dagli scienziati faranno parte, alla fine dell’anno, di una pubblicazione.

“Ancora una volta, le Catacombe di Palermo si confermano un autentico scrigno di informazioni – dice Padre Salvatore Zagone, Ministro provinciale dei Cappuccini un tesoro inestimabile da ogni punto vista”.

Enorme soddisfazione, e un plauso per il lavoro svolto dai ricercatori, viene espressa anche dall’assessore regionale ai Beni Culturali, Sebastiano Tusa: “Questa scoperta conferma ancora una volta la validità e l’alto livello scientifico dello studio condotto dal gruppo di ricerca guidato dall’antropologo Dario Piombino-Mascali, che, da anni, porta avanti una capillare ricerca sul ben noto gruppo di mummie conservate alle Catacombe dei Cappuccini. Si tratta di uno degli studi di mummiologia tra i più rinomati al mondo, che contribuisce a fornire utili dati sulla paleopatologia dei nostri antenati e ci permette di avere una visione diacronica e storicizzata della salute della popolazione della città che può essere utile per un’anamnesi storica della popolazione odierna”.

In foto i ricercatori al lavoro

Da undici anni i ricercatori del Progetto Mummie Siciliane lavorano con professionalità e costanza sui reperti disponibili alle Catacombe dei Cappuccini di Palermo, ma non si fermano solo all’aspetto scientifico. Da tempo, infatti, il loro sguardo è rivolto anche alla sfera didattica. Quest’estate avrà luogo, infatti, la terza edizione della Mummy Studies Field School – tra Palermo, Piraino, Savoca e Santa Lucia del Mela (dove fa base il gruppo  di studiosi) – che coinvolgerà gli studenti dell’Università del Nebraska. Il progetto, patrocinato dall’assessorato regionale dei Beni Culturali e dell’Identità Siciliana, rappresenta ormai un’eccellenza consolidata nello studio delle mummie isolane, esplorate da un punto di vista medico-scientifico senza tralasciare l’aspetto culturale, facendo della Sicilia la patria d’eccellenza della mummiologia.

Cristina Lombardo

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