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Randagismo in Sicilia, tutti i numeri di una vera e propria emergenza

Il concetto di mappatura genetica alla base del Ddl presentato a Palazzo dei Normanni

Il fenomeno del randagismo in Sicilia ha assunto proporzioni allarmanti. L’ultimo censimento risalente ad un paio di anni fa riferiva di 75.000 esemplari randagi, ma credibilmente oggi parliamo di oltre 90.000 cani che sfuggono a qualsiasi catalogazione e vagano per l’Isola. A fronte di questo numero impressionante appena una cinquantina di strutture, tra canili e presidi, per 390 Comuni. Addirittura una provincia, quella di Messina, totalmente sprovvista di tutto.

Il Ddl presentato all’Assemblea regionale siciliana dal presidente Gianfranco Miccichè mira a regolamentare un settore che necessitava di un intervento normativo per razionalizzare una spesa anch’essa elevata, ma non adeguata e affrontare quella che ormai è diventata una vera e propria emergenza sanitaria.

Il concetto intorno al quale ruota il Disegno di legge che sarà discusso a Palazzo dei Normanni è quello della genotipizzazione, o mappatura genetica (definita anche come tipizzazione del Dna dei cani).

L’idea scaturita dagli studi del consulente della presidenza dell’Ars Giovanni Giacobbe (nella foto) è di rendere obbligatoria la mappatura genetica di tutti i cani non sterilizzati. In base a questa norma il possessore di un cane, ha tutto il diritto di non sterilizzarlo, ma dovrà essere responsabile della sua gestione, e non solo in materia di riproduzione.

Il principio della responsabilità del proprietario di un animale impedisce sia l’abbandono dei cuccioli che l’accoppiamento incontrollato. La mappatura genetica consentirà, non soltanto di tracciare un profilo corretto dell’esemplare, ma anche di risalire al possessore degli esemplari e sanzionare la sua eventuale condotta irresponsabile. Con la genotipizzazione, infatti, si potrà risalire al possessore e stabilire anche se la madre di una cucciolata sia un esemplare vagante nel territorio ed ancora mai individuato, dunque mai sterilizzata, come la Legge già prevede per tutti quei cani “di nessuno”.

In questo caso, il proprietario del padre dei cuccioli potrà essere ritenuto responsabile di incauta custodia. Se invece si risalisse al possessore della madre, la situazione e la sanzione sarà più grave per tutte quelle condotte omissive (mancata sterilizzazione, incauta custodia del cane, ecc…) che avrebbe perpetrato, sino all’ipotesi più grave del reato di abbandono. E questo non soltanto se i cuccioli si ritrovassero vivi, ma anche, se questi cuccioli fossero ritrovati morti all’interno di un sacchetto di plastica gettato in un cassonetto.

Inutile sarebbe l’escamotage di tentare di liberarsi del cane (padre o madre che sia), perché anche se, commettendo ovviamente reato, lo si privasse, prima di abbandonarlo, del microchip a suo tempo inoculatogli, questo non impedirà di risalire al responsabile, che aveva dovuto mappare il suo Dna.

Insomma, d’ora in poi oltre al microchip si dovrà provvedere a conferire quel campione biologico, a scelta tra una goccia di sangue, un tampone della mucosa gengivale, oppure qualche pelo, purché completo di bulbo pilifero, che si dovrà far pervenire a chi dovrà occuparsi della raccolta, per poi provvedere materialmente alla mappatura genetica del campione in esame, per poi farlo confluire nella banca dati regionale.

Il Disegno di legge rappresenta certamente un passo avanti in direzione della gestione di un fenomeno preoccupante. La norma, ovviamente, dovrà essere accompagnata da un incremento delle capacità di controllare e monitorare il fenomeno del randagismo in Sicilia con l’accalappiamento e la microcippatura degli animali.

Giampiero Cannella

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