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Pedopornografia: 640 video segnalati da Meter in 5 minuti. Intervista a Don Fortunato Di Noto

In 4 casi su 10 la vittima ha meno di 10 anni e una su tre tace per paura, vergogna o senso di colpa

Ci sono drammi più difficili di altri da raccontare, e uno di questi è senz’altro quello della pedofilia e della pedopornografia. Una piaga che è sempre esistita ma che, con il web, ha assunto proporzioni oltremodo inquietanti, sebbene i dati forniti da SOS Il Telefono Azzurro Onlus in occasione della Giornata Nazionale contro la Pedofilia e Pedopornografia ci dicano che 7 casi su 10 avvengono offline. La minaccia online, però, è nettamente in crescita e le più colpite sono le bambine (72%).

Nel 2017, ogni 72 ore si è verificato un caso di abuso sessuale su minore, in 4 casi su 10 la vittima ha meno di 10 anni. Numeri in linea con quelli del 2016 e al 2015, ma per analizzare i quali si deve partire dal presupposto che è difficile fornire una fotografia realistica, perché 1 vittima su 3 tace per paura, per vergogna o senso di colpa.

In Sicilia, dal 1989, l’associazione Meter di Don Fortunato Di Noto è sempre stata in prima linea nel combattere questa battaglia, fino a diventare un punto di riferimento a livello internazionale nel contrasto della pedofilia. Negli anni i volontari si sono moltiplicati e il loro impegno costante ha permesso l’apertura di Sedi in varie città del territorio nazionale, oltre alla creazione di Gruppi e referenti territoriali. Nel 2008 si è così giunti ad una Convenzione con la Polizia Postale e delle Comunicazioni  e alla creazione dell’OS.MO.CO.P. (Osservatorio Mondiale Contro la Pedofilia); nel 2013 è nata Casa Meter, struttura polifunzionale che accoglie tutti i servizi rivolti ai bambini e alle loro famiglie, e due anni dopo, il Centro Affidi e il Centro Adozioni Internazionali, destinati alle coppie che vogliono accogliere bambini in situazioni di difficoltà o che desiderano creare una famiglia. Sul sito Meter Onlus c’è, inoltre, una sezione intitolata proprio “Segnala Pedopornografia”. Una sezione decisamente importante, considerato che, in una delle sue ultime denunce, Don Fortunato Di Noto parla di 640 video pedopornografici segnalati da Meter in 5 minuti di monitoraggio.  Cifre raccapriccianti, in merito alle quali abbiamo cercato di capire qualcosa di più.

Don Fortunato, come siete arrivati a questa ennesima, sconcertante scoperta?

Meter svolge un costante monitoraggio attraverso un Ufficio altamente specializzato, l’OSMOCOP, che, dopo aver rinvenuto materiale – foto e video – in tutto il mondo, trasmette immediatamente, come da protocollo, alla Polizia Postale italiana ma anche ad altri corpi di Polizia nel mondo. L’auspicio è quello di far aprire una indagine per colpire gli autori sia dell’abuso come anche della produzione, divulgazione, diffusione e commercio di tale abominevole materiale a danno dei minori.

Meter opera dal 1989. Come ha visto cambiare il fenomeno deprecabile della pedopornografia da allora?

Nessuno può smentire il fatto che la pedofilia, e l’annessa produzione di materiale a danno di bambini (dai neonati a un massimo di 12/13 anni, età preferibile degli infantofili e pedofili), sia in costante aumento. Ad ogni video e ad ogni foto è bene ricordare che già c’è una piccola vittima. Decine e decine di milioni ogni anno coinvolti in tale turpe schiavitù sessuale. La pedocriminalità si è sempre più strutturata e richiederebbe una azione globale, congiunta e fortemente repressiva.

E i dati cosa ci dicono? E’ un fenomeno in crescita? C’è qualche angolo di mondo risparmiato da questo orrore?

Nessun angolo del mondo è un paradiso, ma anche un solo bambino abusato è un inferno. Basti pensare e analizzare il Report Meter (www.associazionemeter.org) che ogni anno non fornisce numeri statistici, ma la mole di impegno senza sosta dell’associazione. Si pensi che solo negli ultimi anni Meter ha segnalato più di 20 milioni di foto e video (incalcolabile i bambini coinvolti) da tutto il mondo. Solo nel 2017 Meter ha segnalato precisamente 2.196.470 foto contro 1.946.898 del 2016. I video, invece, sono quintuplicati: le segnalazioni sono andate dai 203.047 del 2016, ai 985.006 dell’anno scorso. Il boom di segnalazioni per le foto ad aprile (con 1,6 milioni di immagini), mentre i video hanno avuto due picchi: uno ad aprile (243.024), ed uno ad ottobre (223.090). Secondo le nostre valutazioni, le vittime più coinvolte si rilevano nella fascia d’età 8/12 anni (12.120 link, 1.494.252 foto e 836.868 video), seguiti dalla fascia 3/7 anni (4.666 links, 685.610 foto e 140.532 video) e infine 0/2 anni (503 link, 4.292 foto e 4.412 video).

Ma chi è, veramente, il pedofilo? E come si può arginare concretamente questa piaga?

Il cyber-pedofilo (e quindi anche il pedofilo) è una persona perversa, lucida e determinata. Stiamo molto attenti a non reputarlo “malato”.  E’un individuo, raffinato ed elaborato, che trova nella rete e nella realtà (con la complicità di coloro che sottolineano la liceità del rapporto tra adulti e bambini) la possibilità di soddisfare le sue fantasie sessuali senza contravvenire alle regole morali che la società in cui vive gli impone, inoltre riesce a soddisfare in maniera virtuale i propri impulsi, tutto ciò non produce altro che una maggiore devianza e un allontanamento dalla vita reale. Da non sottovalutare la raffinata capacità di utilizzare al meglio la tecnologia per raggiungere i propri scopi. Ovviamente in tanti Stati le leggi ci sono, in tante altre sono ancora da definire. Una dura battaglia.

Come possiamo difendere i nostri bambini? I “mostri”, oramai, sembrano nascondersi ovunque…

Gli abusi, troppi abusi, sono il frutto di una mentalità animalesca e retrograda. Non evoluta. Un cammino ancora da percorrere, e le strade sono già in costruzione. Un bambino amato non sarà mai abusato. Bisogna che stabiliamo cosa è l’amore e perché gli adulti hanno dei grandi doveri nei confronti dei piccoli. Non è un problema dei bambini, è un serio impegno degli adulti . Oltre gli slogan, oltre le parole: i fatti fanno la differenza.

Fotografie di minori sui social. Postarle o no? E se si, con quali limiti?

I bambini devono essere tutelati. Del resto i pedofili vanno dove ci sono i bambini e cercano i bambini. Non postare le foto dei propri piccoli è già prevenzione. A molti adulti sembra un gioco, ma non è così. La rete non dimentica mai, e il virtuale è bene che si dica, è reale, con i vantaggi e i pericoli, dato che c’è la buona intenzione ma anche la mala intenzione.

Le pene (limitatamente all’Italia) sono proporzionate al reato? E, soprattutto, servono? O per il pedofilo ci vuole altro?

Il danno è permanente. Le conseguenze di un abuso lasciano una profonda ferita che richiede una vita per rimarginarsi. A volte, per alcuni, non è superabile il trauma. Una pena proporzionata? Non credo che ci sia, ma chi ha un giusto processo e una condanna la sconti tutta, sia aiutato (se vuole essere aiutato) a comprendere la gravità del reato e il danno alle vittime. Si abbia sempre maggiore attenzione per chi ha subito questa immane e devastante violenza.

Pedofilia e sacerdoti, un rapporto estremamente complicato. Da uomo di chiesa cosa si sente di dire in tal senso?

Si vergogni chi compie atti sessuali sui piccoli e sulle persone vulnerabili. Tolleranza zero. Non credo sia un rapporto complicato, è una tragedia, spesso doppia, ma sempre e comunque devastante. La Chiesa ha fatto importanti passi per la tutela delle vittime. E’ sotto gli occhi di tutti, ma dobbiamo operare ancora. Con determinazione e senza tentennamenti. Ce lo chiedono le piccole vittime.

Valentina Frasca

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