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“Accusato di essere mafioso, io che la mafia l’ho bloccata”: così l’ex sindaco di Vittoria annuncia ricorso contro lo scioglimento del Comune

In conferenza stampa l'ex primo cittadino ha spiegato, punto per punto, i motivi per cui il Comune non andava sciolto

Lo aveva annunciato praticamente subito, fosse anche solo perché si tratta di un atto dovuto alla città, per cercare di restituirle quell’immagine che, per l’ennesima volta, è stata macchiata, e questa mattina, nel corso di una conferenza stampa accanto agli amici e alla squadra di sempre, l’ex Sindaco di Vittoria, Giovanni Moscato, ha ufficializzato la presentazione del ricorso al TAR avverso il provvedimento di scioglimento del Comune per mafia, come deciso dal Consiglio dei Ministri alla fine di luglio, su richiesta del ministro dell’interno Matteo Salvini, qualche mese dopo la fine dell’ispezione dei Commissari.

Dopo aver analizzato a lungo documenti e relazioni, il ricorso è stato presentato il 5 novembre e a seguire l’iter è l’avvocato Maria Cristina Lenoci di Taranto. “Non lo so se vinceremo – ha detto Moscato – ma esistono due verità, una giuridica e una morale, e voglio assolutamente che almeno la seconda venga a galla. Sono due anni e mezzo che risulto indagato – continua l’ex primo cittadino – se almeno mi rimandassero a giudizio e diventassi imputato potrei difendermi e chiedere un giusto processo. Invece, vivo in un limbo, nonostante le carte dimostrino che la mafia l’ha combattuta, anziché appoggiarla”.

L’onta dello scioglimento ha colpito la città, e Moscato afferma di volerne difendere la dignità. “Me lo si dimostri che sono un mafioso, dato che la stessa Procura esclude che io abbia collegamenti con la mafia. Hanno tolto alla città un’amministrazione democraticamente eletta”.

Nemmeno Moscato, pur avendo fatto richiesta, ha potuto ancora leggere la relazione dei commissari che per mesi hanno esaminato carte e fascicoli. Ha potuto studiare solo quella, nota a tutti, che spiega i motivi per cui l’ente è stato sciolto. Ed è basandosi su questa che si è deciso di ricorrere avverso lo scioglimento, troppe le cose che non quadrano e denotano un vero paradosso, a cominciare dagli accordi elettorali maturati durante il periodo della campagna elettorale che portò all’elezione di Moscato, nel giugno 2016. “Il PD, per questioni umane e politiche, mai avrebbe votato per il mio competitor al ballottaggio, quindi qualcuno potrebbe aver votato per me, ma non mi pare che questo sia reato – dice Moscato – e infatti, nell’ordinanza cautelare scaturita dall’operazione Exit Poll e poi annullata in Cassazione, si parla testualmente di ‘accordi intrapresi nel novero delle strategie politiche’ ammettendo la mia estraneità ‘rispetto a connivenze con ambienti criminali’”.

I tre punti sui quali poi Moscato si è concentrato sono la questione rifiuti, con assunzione/ permanenza alla Tech di soggetti pregiudicati o con condanne, il mercato ortofrutticolo e la continuità amministrativa. 

Rifiuti: Appena insediato mi sono subito trovato alle prese con il problema della gestione dei rifiuti e, per legge, quando si passa da una società all’altra rimangono gli stessi dipendenti. La ditta ha rispettato questa clausola sociale. Io mi sono insediato il 21 giugno e il 30 giugno scadeva la proroga alla EF, per cui, per non lasciare la città nella spazzatura, ho prorogato l’ordinanza. Era un periodo in cui l’ex Presidente della Regione, Crocetta, spingeva perché i Comuni avviassero la raccolta differenziata, per cui in poco tempo abbiamo nominato un commissario ad acta e redatto un progetto per arrivare alla gara pubblica, spezzando il circuito delle proroghe. Mi accusano di essere arrivato alla gara in maniera troppo veloce, ma mi indagano perché ho fatto la proroga per prendere tempo: delle due una.

Mi hanno chiesto anche come facesse il rappresentante legale della EF a sapere di aver vinto la gara per un anno, ma basta leggere il bando e il codice degli appalti per vedere che il contratto ha durata di 6 mesi +6. Ho agito secondo legge, infatti nessuno ha ancora annullato quel provvedimento. Quanto al fatto che la scelta sia caduta sulla EF, vorrei ricordare che la ditta è stata colpita da interdittiva antimafia il 4 luglio 2017, ma il bando di gara era stato vinto nell’ottobre 2016. Ergo, quando ha vinto era nella White List delle Prefetture. Dopo l’interdittiva antimafia, abbiamo chiesto che venisse sostituita e l’8 luglio abbiamo fatto una manifestazione d’interesse. Il 18 luglio il Prefetto di Catania commissaria la EF e ci dice che possiamo continuare,perché il rappresentante legale, Guglielmino, non c’è più, ma il 21 settembre l’interdittiva viene sospesa dal TAR di Catania e questo permette alla ditta di partecipare al nostro nuovo bando di gara, Noi, però, per sicurezza la escludiamo e vince la Tech. Ci dicano, quindi, come avremmo avvantaggiato questa ditta. Del resto, nella stessa relazione, si legge che ‘nessun collegamento con un eventuale interessamento con i componenti dell’amministrazione comunale è stato riscontrato’.

Mercato ortofrutticolo: Dopo decenni, abbiamo approvato il nuovo regolamento che ci ha permesso di potenziare i controlli. In un anno abbiamo rilasciato le carte di mercato a 4359 aziende, accreditate dopo controlli e presentazione di certificazione antimafia, ma ci accusano di non essere stati vigili. A nulla sono valse nemmeno le revoche di due licenze e l’elevazione di 29 sanzioni, o il fatto che abbiamo avuto il coraggio di buttare fuori dal mercato Titta Puccio e altre persone coinvolte in operazioni antimafia. Di contro, ci dicono che il sistema delle sanzioni è farraginoso perché bisogna passare dalla commissione mercato, all’interno della quale avrei fatto ingerenze in quanto presidente. Peccato che ci sia un decreto della Presidenza della Regione che dice come dev’essere composta la commissione e che il sindaco ne è il presidente. Non una parola sulle marce che abbiamo organizzato a favore della legalità dopo gli incendi che hanno colpito alcune aziende del territorio, tra cui la Caair, e il modo in cui abbiamo portato la legalità nelle scuole. Sono stato minacciato dopo aver fatto nomi e cognomi pubblicamente. ma niente di tutto questo è scritto nella relazione. Anzi, mi hanno sciolto per mafia. Io che la mafia l’ho bloccata e gli ho tolto il portafogli, impedendo anche l’apertura di un centro commerciale cinese nel locale di un pregiudicato, dopo aver appurato che troppe cose non quadravano.

Continuità amministrativa col passato e parentele: Mi si accusa del fatto che tra i dipendenti comunali assunti in passato ci siano soggetti che hanno parentele con pregiudicati. A parte che nessuno si sceglie i parenti, ma io che colpa ne ho? Sono tre, è vero, ma non li ho assunti e non li posso licenziare. Nessuno può farlo, infatti sono ancora al loro posto.

“Questa è solo una parte dei motivi alla base del ricorso – ha concluso Moscato, al termine del lungo incontro con la stampa – ma altri, ancora più gravi, in questa fase me li riservo. A giugno ci è arrivato l’avviso di conclusione delle indagini preliminari, ma ancora aspettiamo che qualcuno fissi l’udienza. Mi assolvano o mi condannino ma si faccia chiarezza. Processatemi, se devo andare in carcere ci andrò, ma per favore ridatemi la serenità”.

Valentina Frasca

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